Jacopo Fagioli: tromba, trombino
Davide Strangio: chitarra
Amedeo Verniani: contrabbasso
Mattia Galeotti: batteria
Aut Records – 2025
Jacopo Fagioli è un giovane musicista sulla cresta dell’onda, ha, infatti, vinto recentemente il top jazz 2025, come nuovo talento, dopo aver inciso due dischi a suo nome, accolti molto positivamente dalla critica specializzata. Il primo cd, “Bilico”, del 2022, vedeva il trombettista in duo con il pianista Nico Tangherlini. In “Dialogue”, invece, accanto a Fagioli, compaiono tre partner, sicuramente dotati, conosciuti dal band leader nel suo percorso di studio e di approfondimento.
L’album è composto da sette brani, tutti a firma del trombettista, di durata variabile dai tre ai dodici minuti. I titoli richiamano problematiche planetarie di attualità, perché “il Nostro” non vede la musica come un mondo a sé stante, separato dalla società globale, dai suoi interrogativi, dalle sue contraddizioni.
La tromba guida il quartetto in un itinerario ben congegnato, dove vengono toccati generi diversi, fra il blues, il funky come poteva concepirlo Miles Davis, il free di Ornette Coleman, le arie classiche, in una traccia in specie, rimodellati indagando accuratamente negli stili, per tirarne fuori elementi essenziali, da riadattare alla logica, allo spirito dele composizioni. Le improvvisazioni, a questo punto, scorrono libere, ma non del tutto, perché piegate, cioè, al carattere specifico dei brani dell’album.
Jacopo Fagioli usa la campana aperta della tromba, non si serve di particolari artifici, e non va a cercare note impossibili o effetti rumoristici. Il suo compito, fondamentalmente, è quello di illustrare melodie larghe o temi disadorni, per lavorarci sopra, di fianco o attorno, e fornire respiro e sviluppi espressivi alla sua proposta.
Davide Strangio mette in mostra un suono particolare, ben definito. La chitarra elettrica produce note lunghe, sfrangiate, o snoda un fraseggio iterativo di supporto e stimolo alla band. Il tipo di timbro e la maniera di procedere possono far pensare alle influenze, su Davide Sfrangio, dei pari-strumento targati ECM, da Terje Rypdal a Eivind Aarset, per fare due nomi significativi.
Mattia Galeotti assicura una pulsazione necessaria, continua e realizza un accompagnamento incisivo, in diagonale, con interventi solistici che riempiono ritmicamente gli spazi, senza andare fuori contesto. È meno appariscente, per contro, il contributo di Amedeo Verniani, che offre, in ogni modo, un efficace sostegno con il basso pizzicato e si produce in un assolo con l’archetto di notevole peso e consistenza. «Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo», ha dichiarato in proposito il trombettista in un’intervista e ciò basta ad inquadrare l’importanza di Verniani nel gruppo.
“Dialogue”, in conclusione, è un album con una progettualità ben delineata, suonato con il giusto piglio da un quartetto coeso, condotto da un musicista che rivela qualità non comuni come compositore e come band leader.
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