Piacenza Jazz Fest 2026: l’Altro Festival

Accanto al cartellone principale, il Piacenza Jazz Fest 2026 sviluppa come ogni anno L’Altro Festival: un progetto organico e trasversale che amplia il perimetro del festival e ne incarna in modo profondo il tema di questa edizione, “Jazz, so what?”. Un titolo che diventa chiave di lettura e dichiarazione di metodo: il jazz non come genere chiuso, ma come linguaggio vivo, capace di attraversare contesti, età, discipline e spazi diversi, ponendo domande più che offrire risposte preconfezionate.
L’Altro Festival è il luogo in cui il jazz esce dal palco tradizionale per incontrare la parola, il teatro, l’illustrazione, la danza, l’educazione, la dimensione urbana e quella comunitaria. Una costellazione di progetti che, pur nella loro varietà, condividono una visione comune: fare del jazz uno strumento di ascolto, relazione e partecipazione attiva, in grado di parlare a pubblici differenti e di generare esperienze culturali inclusive e durature. A conferma arrivano le parole di Angelo Bardini, direttore artistico del Piacenza Jazz Fest e vera anima e motore di tutto il programma: «L’Altro Festival è forse il luogo in cui il Piacenza Jazz Fest mostra con più chiarezza la sua identità profonda. Il jazz, per sua natura, è dialogo, ascolto, curiosità, capacità di mettersi in gioco: valori che da anni cerchiamo di trasmettere soprattutto attraverso il lavoro con le scuole e con i più giovani. “Jazz, so what?” significa proprio questo: non dare risposte definitive, ma offrire strumenti, stimoli, possibilità. Credo fortemente che il jazz possa essere un linguaggio educativo straordinario, capace di parlare a tutti, di creare comunità e di lasciare tracce durature. È una responsabilità culturale, ma anche un atto di fiducia nel futuro.»
Grande attenzione è riservata alla dimensione educativa e formativa, cuore storico del Piacenza Jazz Fest, le cui iniziative sono riunite sotto il cappello de “Il Jazz A Scuola”. Attraverso spettacoli teatrali e musicali come Io quella volta lì avevo 25 anni (omaggio a Giorgio Gaber e Sandro Luporini), Un milione di rose. Gianni Rodari e Sergio Endrigo, Un’ombra di jazz e Le fiabe del jazz, il festival costruisce percorsi che intrecciano musica, narrazione e immaginazione, rivolgendosi a bambini, studenti, insegnanti e famiglie. Il jazz diventa così racconto, gioco, scoperta, strumento per educare all’ascolto e alla creatività fin dalla prima infanzia, anche grazie a progetti di formazione dedicati al personale scolastico.
Il dialogo con il territorio si estende oltre la città, coinvolgendo biblioteche, scuole e auditorium della provincia, con un’attenzione particolare alle aree meno centrali, in un’ottica di accessibilità culturale e diffusione capillare. Allo stesso modo, iniziative come il Jazz Pedibus e i concerti pensati per gli studenti rafforzano il legame tra musica, spazio pubblico e quotidianità.
L’Altro Festival è anche luogo di incontro e socialità, attraverso le jam session del ciclo 7×7, i concerti swing in orario aperitivo, quest’anno tutti da ballare, al centro commerciale “Gotico”, gli eventi legati all’International Jazz Day e le iniziative che uniscono musica e ballo, come Lindy Hop in fiore, che l’anno scorso aveva riscosso un grande successo, nella piazza più bella della città di Piacenza, quella tra i due cavalli del Mochi. Occasioni informali ma progettualmente coerenti, in cui il jazz torna a essere pratica collettiva, scambio, improvvisazione condivisa.
Non manca il dialogo con la riflessione critica e visiva: presentazioni di libri, incontri con autori, progetti di illustrazione e mostre trasformano il festival in uno spazio di pensiero, dove il jazz è raccontato, disegnato, discusso e reinterpretato. Dalle mostre di illustrazione ai concorsi grafici, fino ai format di ascolto guidato come Spin & Speak, condotto dai due giovanissimi della commissione artistica “young”, il jazz viene esplorato come patrimonio culturale e come esperienza contemporanea.
In questa pluralità di linguaggi e formati, L’Altro Festival restituisce pienamente il senso di “Jazz, so what?”: una domanda che invita a superare confini, a rimettere in gioco le categorie, a considerare il jazz non solo come musica da ascoltare, ma come modo di stare nel mondo. Un progetto che rafforza l’identità del Piacenza Jazz Fest come festival aperto, inclusivo e profondamente radicato nella comunità, capace di parlare a pubblici diversi e di costruire, attraverso il jazz, nuove forme di partecipazione culturale.

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