Roberto Olzer e Antonio Marangolo a “Suoni, parole e ritmi dal mondo”

Genova, Villa Bombrini – 6.2-20.2.2026

Foto: Carmelo Calabria

“Suoni, parole e ritmi dal mondo” torna, sempre a Villa Bombrini offrendo quattro serate di jazz, visto da diverse angolazioni. Si inizia il 6 febbraio con un duo sperimentato, il trombettista Fabio Buonarota e il pianista Roberto Olzer in un progetto denominato “Nightfall”, ovverossia il passaggio dalla luce al buio al tramonto del sole, all’inizio dell’oscurità.
La coppia presenta un programma incentrato su standards del jazz, evergreen latino-americani e perle del cantautorato italiano.
Buonarota sfoggia un timbro caldo, un suono pulito e compatto, una staccatura sicura e una tecnica, nel complesso, considerevole.
Olzer risponde con un pianismo classicheggiante, attento a rimarcare le sottigliezze, le sfumature, nei brani, con grazia e proprietà. Peccato che il musicista veneto utilizzi la tastiera elettrica, un mezzo meno adatto, rispetto al pianoforte acustico, a far risaltare la sua sensibilità espressiva.
Il concerto, in ogni modo, incontra il gradimento di un pubblico che regala applausi convinti soprattutto ai pezzi che conosce meglio, come Almeno tu nell’universo o Ti lascio una canzone. Il bis finale, una Autumn leaves eseguita con invidiabile aplomb, chiude degnamente il primo appuntamento della rassegna corniglianese.
Il 20 febbraio torna ad esibirsi a Genova il quartetto di Antonio Marangolo, chiamato “Waterloo”, come da cd pubblicato nel 2023.
Il sassofonista è in serata di grazia, contento di vedere la sala esaurita in ogni ordine di posti e alterna ai brani suonati, racconti e aneddoti conditi da un’ironia sorniona e tagliente, del tutto irresistibile. Così si passa da disquisizioni sul concetto del tempo, per i siciliani, alla maggiore durata dell’amore non corrisposto, rispetto a quello felicemente condiviso, che prima o poi chiede il conto e va piano piano ad esaurirsi, in molti casi, per citare solo due intermezzi “cabarettistici”, fra gli altri.
Musicalmente il quartetto rivela una intesa veramente notevole, con Marangolo che si diverte a spiazzare i suoi partners puntando parecchio sull’improvvisazione, girando attorno ai temi presenti nel disco citato in precedenza, o andando fuori dal repertorio concordato. Addirittura spunta, ad un certo punto, un frammento del refrain di I got Rythm e viene proposta, a sorpresa una Banana boat, che probabilmente il sassofonista siciliano suonava nei night club negli anni sessanta. Il tenorista conserva un timbro affermativo, un fraseggio sciolto, con un’estensione che, in certi casi, va a cercare note altissime, ispide, prese con il giusto pathos.
Andrea Paganetto risponde alle sollecitazioni del leader in maniera adeguata, rivelando continui progressi sul piano strumentale e nella costruzione degli assoli, mostrando un mood contemporaneo, del tutto bene organizzato. Questa è davvero una bella conferma, nella serata. Rodolfo Cervetto, da parte sua, sta agevolmente al gioco, suonando la batteria con le orecchie aperte sulle invenzioni del band leader, divertendo e divertendosi in questo ruolo di accompagnatore estemporaneo e ribattendo colpo su colpo alle trovate del tenorista. Claudio Bellato, invece, estrae dalla chitarra elettrica tutta una serie di effetti, note lunghe, distorsioni, suoni da sintetizzatore, a servizio, chiaramente, delle idee messe in campo da Marangolo e soci.
La serata si chiude festosamente con il sassofonista che, ancora una volta, scherza sulla sua età avanzata «Dobbiamo finire il concerto perché poi chiudono le porte dell’ospizio e non posso più entrare…»
La rassegna “Suoni, parole e ritmi dal mondo”, giunta alla diciassettesima edizione, ancora una volta, ha visto una buona presenza di spettatori, dimostrando che un’offerta varia, oltre ai due concerti recensiti si sono esibiti il duo De Aloe-Goidanich e il quartetto di Marie Foessel, in altre date, può coinvolgere un pubblico numeroso, pur in una zona dove le iniziative di questo genere non sono diffusissime.

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