Claudio Cojaniz: pianoforte
Alessandro Turchet: contrabbasso
Luca Colussi: batteria
Caligola Records – 2025
Suonare jazz per Claudio Cojaniz è una sorta di missione. La sua musica è immediatezza, genuinità, poesia, passione e blues. Non ci sono tecnicismi ma soltanto l’essenza di una passione che fa da contorno ad un amore vero verso una musica che fa dell’espressività interiore il suo punto di forza. Per capire a fondo chi è Cojaniz basta ascoltare Toni e Maurizio. In quel pezzo c’è tutto quello che si è detto prima. Cracking è un bel disco, spontaneo, di jazz e blues. Il pianista è accompagnato da una eccellente sezione ritmica formata da Alessandro Turchet e Luca Colussi. Da tempo partner di Cojaniz, i due musicisti sono affini alle idee e alla musicalità del leader. Il pezzo Cracking ne è la dimostrazione: tema e improvvisazione vanno di pari passo seguendo il filo delle idee del pianista a cui rispondono in linea sia fisica che mentale contrabbasso e batteria. Si è di fronte a una perfetta collettivizzazione del trio nonostante le composizioni appartengano al leader e sono il frutto delle sue idee in materia jazzistica. Cracking si apre con un omaggio diretto a Monk con Carafa Sphere. Il trio si esprime per contrasto, tra spigolosità esecutiva e ricerca melodica. Il pianismo di Cojaniz ha quel suo carattere blues che ben si adatta alle atmosfere monkiane. Quello stesso mood da vita a Old Blues, una progressione di note che vedono il pianista avventurarsi fino al fondo delle radici di questa musica, ai prodromi del jazz. Il suo è un viaggio nel tempo, lirico e passionale, guidato da una sezione ritmica equilibrata e mai prevaricante. Insomnia possiede quel senso della poesia che abbiamo tanto ascoltato in Bill Evans. Qui è più leggera, meditata, che non scava all’interno della sua anima ma rimane appena un attimo in superficie per restare comunque in contatto con il cielo e gli umori terreni. Bravo anche a cambiare climax, Cojaniz si lancia in una semplicistica e spontanea danza caraibica dai mille colori e movimenti intitolata Piazza San Vittorio. Tema e improvvisazione anche qui vanno di pari passo, tra un assolo inventato di contrabbasso e le leggiadrie ritmiche di batteria. L’astrattismo improvvisato di Big Sur chiude un disco che racconta di come la musica di Cojaniz si rinnovi progetto dopo progetto senza rinunciare alla naturalezza e alla spontaneità di fare musica.
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