Luigi Cinque: sax soprano, clarinetto basso, elettronica, pianoforte, voce, chitarra
Giovanna Famulari: violoncello
Jivan Gasparyan: duduk
Riccardo Tesi: organetto
David Fiuczynski: chitarrista
Giampaolo Ascolese: batteria
Giovanni Lo Cascio: percussioni
Sanyai: tabla
Alexander Balanescu: violino
Sal Bonafede: pianoforte
Laia Genc: pianoforte
Urna Chahar Tugchi: voce
Nicole Ewang: voce
Walter Rios: bandoneon
Bnét Houariyat: percussioni
Gnawa Marrakesh: ritmi da…
Fausto Mesolella: chitarra
Lello Voce: testi, voce
MRF5 / Terzo Millennio Records – 2025
Si può definire Luigi Cinque come un autentico musicista totale, poiché, oltre ad essere un polistrumentista di vaglia, riversa i suoi interessi in molti ambiti, dal folk italiano alle arie ed ai suoni tradizionali dei quattro continenti, dal jazz ad altri generi confinanti, arrivando a compiere un lavoro di sintesi, ma detto così è riduttivo, estremamente variegato e convincente.
Per registrare questo album, Cinque ha operato con modalità differenti, sulla spinta, però, di una urgenza compositiva ben individuabile. Il musicista siciliano ha utilizzato estratti di esibizioni dal vivo, anche parecchio datate, ad esempio, come base su cui improvvisare ex novo. In altri casi sono stati inseriti assoli di assi della world music, all’interno di brani eseguiti di recente da un gruppo assemblato appositamente per il disco. Insomma, il band leader ha privilegiato la tecnica dell’ipertesto, come da denominazione del suo ensemble, trovando dei collegamenti fra passato, presente e futuro in alcune aree sensibili, allo stesso modo in cui le parole evidenziate in un ipertesto aprono finestre su altre realtà e conoscenze a lato del documento.
Nel cd compare uno schieramento di protagonisti assoluti della musica del mondo, insieme ad artisti aperti ad esperienze in più campi, che mettono le loro capacità, la loro inventiva, a servizio delle idee, delle intuizioni espressive di Cinque. Per citare due nomi su tutti, l’organettista Riccardo Tesi, campione del neo-traditional, ed il chitarrista David Fiuczynski, nome di punta dell’avanguardia jazzistica, contaminata dall’avant-pop.
Da questo sforzo produttivo, condotto puntigliosamente dal titolare dell’impresa, di montaggio, smontaggio e rimontaggio di frasi e sequenze musicali, è derivato un disco vivo, palpitante, colto, ma nel contempo popolare, e, comunque, di agevole ascolto.
Nei settanta minuti di musica, si ascoltano ritmi intensi, compulsivi, di matrice africana, in maggioranza, ma pure asiatica e latino-americana. Su questa base lussureggiante si stendono fluenti armonizzazioni e si impongono gli interventi dei solisti, ispirati e costruttivi. La parte del leone spetta a Cinque, particolarmente efficace con il sax soprano, non di meno con il clarinetto basso, che racconta storie e disegna melodie gonfie di rimandi e di significati ineffabili. In alcuni pezzi, inoltre, l’ex componente del Canzoniere del Lazio presta il suo canto o il parlato a testi del poeta Lello Voce, che prendono una posizione netta ed inequivocabile sul tema dell’integrazione fra i popoli, poiché “C’è un solo mare…” e quindi una sola terra, oltre le divisioni e gli attriti fra nazioni e tra uomini di razze, o credenze diverse.
“Kromosoma maris”, ovverossia l’essenza profonda, il DNA del mare, è, quindi, un album affascinante, singolare, come il suo autore, che, di converso, ama la pluralità delle fonti, da cui abbeverarsi per confezionare opere come questa, con una dose massiccia di progettualità alle spalle e di contenuti e messaggi da veicolare, non solo musicali.
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