Federico Bonifazi – Black Bird

Federico Bonifazi: pianoforte

Dodicilune Dischi – 2025

Black Bird è un disco di sintesi, di caratterizzazione formale, di raccordo di passioni e stili. Federico Bonifazi si immerge, con questo disco, solitario, nel jazz che lo ha “condizionato”, fatto crescere e che soprattutto lo ha formato. Siamo nei territori della contemporaneità, dove timbro e ritmo sono alla base del pianismo di Bonifazi. Lui racconta il suo jazz, lavorando sulle armonie, non limitandosi all’interpretazione ma introducendo in Black Bird anche brani originali. Il suo pianismo, inserito nella corrente evansiana e jarrettiana, risente anche di influenze classiche soprattutto nel controllo dello strumento e del tempo. In quel modo e mondo, rientra la trattazione di How insensitive di Jobim o del suo Intermezzo. Bonifazi, dotato di un linguaggio pianistico riflessivo, sapiente, controllato e fluido, in Black Bird spazia tra i generi del jazz mantenendo sempre viva la creatività e pescando nell’improvvisazione, quale territorio delle sue esperienze. Oh Yes baby, altro pezzo originale, nasce nel blues e si nutre del suo ritmo tra spunti creativi e tempi lunghi. 29 Palms vive la sua originalità su stratificazioni armoniche al cui interno il pianista da libero sfogo alla sua inventiva tecnica e stilistica. Di My Romance, Bonifazi preserva la parte melodica per poi prosciugarne il contenuto armonico e giungere all’essenza emotiva dello standard. You don’t be è un pezzo dialogico in cui il ritmo ne varia i diversi momenti espressivi. Bello e intenso. Black Bird termina con il classico Dat Dere, che il pianista spoglia da qualsiasi eccesso formale per valorizzarne la parte ritmica, e la title track beatlesiana. Quest’ultima subisce anch’essa una spoliazione formale per essere valorizzata ritmicamente attraverso una lettura che associa i lati classici del jazz e della tradizione classica europea.


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