
Torino – 1.5.2026
Foto: Enzo Fugaldi
Dolorosa, ma per alcuni aspetti “obbligata”, la scelta di Frisell/Kang, (quando li rivedremo in Italia in questa veste?) al posto del trio di Battaglia. Ci informano poi dell’altissima qualità, fatto di cui non mai avremmo dubitato, del concerto del pianista milanese.
Il duo Bill Frisell-Eyvind Kang, a commentare il documentario The Great Flood. Bill Morrison, è forse la data di maggior richiamo di tutto il festival. ll pluripremiato regista, è uno dei più importanti e peculiari autori viventi, i suoi film si basano sul prezioso recupero e restauro di filmati e/o frammenti d’epoca, scartati o mal conservati, il tutto in stretta connessione con musicisti contemporanei cui è uso affidare il commento musicale. Nel 2012 realizza un docu-film sulla grande alluvione conseguente alll’esondazione del Mississipi nel 1927, indagando poi la conseguente migrazione verso nord e l’influenza sull’evoluzione del blues. Morrison scegle Bill Frisell per il commento sonoro: musicista bianco che ha fatto di un folklore americano immaginario uno dei suoi marchi di fabbrica pare una scelta centratissima. Il film viene riproposto qui per la prima, temo unica, volta in Italia. Qualche giorno prima , con una zampata del direttore artistico, viene invitato al Festival anche lo stesso Morrison che presenta il lavoro insieme ai musicisti. La scelta dell’Auditorium del Lingotto parsa persino esagerata per un duo a commentare un documentario muto risulterà invece vincente perché, nonostante la capienza non comune, il pubblico riempie quasi completamente gli oltre mille posti della platea. Il concerto sconta però il “difetto di origine”, quello di non essere un concerto e tuttavia una musica attentamente composta per e con le immagini. Bill Frisell è stato e rimane non solo un grande maestro dello strumento ma uno dei più importanti autori degli ultimi 50 anni: tra i non molti musicisti di ambito afroamericano che hanno saputo creare mondi musicali affatto originali e di grande seduzione. Frisell non è nuovo alla “musica per immagini”, dall’italianissimo La Scuola alla colonna sonora delle Tales From The Far Side di Larson e poi ancora Buster Keaton, e sopra tutto lo splendido album dedicato a Mike Disfarmer, fotografo dell’America rurale tra anni ’30 e ’40. Il notevolissimo film montato con spezzoni, più o meno lunghi, di frammenti scartati ha nel commento di Frisell un ideale controcanto. Un limite della presente versione risiede nella scelta della formazione: un duo con la delicatissima viola di Kang. Anche Frisell usa un’unica chitarra con un unico timbro e tutta la musica è al completo servizio della immagini. Le composizioni sono brevi frammenti, misurati sugli stacchi del film, con minime o minimali variazioni timbriche e dinamiche. Solo in alcuni momenti, la comparsa di amministratori e politici, la musica si muove facendosi più meccanica. Nella parte finale che ritrae alcuni famosi bluesman rurali Frisell, con un colpo da maestro, evita ogni riferimento al blues rurale o urbano. La musica è ariosa, minimale ai limiti del ripetitivo, non troviamo riferimenti alla storia di questa musica, alfine risulta quasi spiazzante ma del tutto coerente, rispettosa e magnificamente intonata alle immagini ricomposte da Morrison.
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