Francesco Zampini – Somewhere, Everywhere

Francesco Zampini: chitarra

Michelangelo Scandroglio: contrabbasso

Jeff Ballard: batteria

Red Records – 2026

Francesco Zampini con Unknown Path ci aveva dato un saggio della sua bravura e idea di jazz. Era il suo secondo disco e realizzato in quintetto. Dunque più condiviso e un pò meno personale. Anche in quel disco come in questo suo nuovo Somewhere, Everywhere c’era Michelangelo Scandroglio al contrabbasso. Sicuramente i due si conoscono bene e si fidano l’un l’altro. Perchè la musica di Zampini ha bisogno di un supporto ritmico preciso, che mantenga la direzione mentre lui, con note lunghe e riflessive racconta storie fatte di pathos e melodia. In Somewhere, Everywhere Zampini fa il grande salto, pone la chitarra al centro di un mondo che è qui e ovunque, al di là e al di quà della lezione dei maestri dello strumento. Ha in sè la tradizione, ma è una patina, si essenziale ma non prevaricante, del suo essere chitarrista. La musica sembra provenire da una dimensione astratta, impercettibile ma che diventa concreta e si fa immagine nel momento in cui si trasforma in una successione di note e accordi. Le sue frasi lunghe, che lasciano lo spazio al respiro, alla riflessione e alla reazione emotiva, rifuggono qualsiasi virtuosismo mettendo al centro il suono. Quest’ultimo vero catalizzatore dell’espressività zampiniana. Lui ha legato il suono allo stile, incarnando su di sè la tradizione ma anche la modernità. Lo fà attraverso una decisa presa di distanza, pulizia espressiva, costante ricerca di melodia e risoluzioni armoniche mai scontate. I Hear A Rhapsody, l’unica cover del disco, rientra in questa sua visione di osservanza distaccata e lessicalmente post moderna. In Somewhere, Everywhere Zampini fa un balzo tecnico in avanti notevole rispetto al disco precedente. Questo rapporto piramidale con Scandroglio e il ragnesco Jeff ballard fa si che riesca ad esprimersi in maniera completa, con più sicurezza e creativamente libero di operare con e tra le note. Long Way To You, che apre il disco, dà subito un’idea precisa della musica che si ascolterà, al di là delle diversità dinamiche e ritmiche che caratterizzano ogni singolo brano. Sette degli otto pezzi che lo compongono sono sue composizioni e sono lo specchio della sua interiorità che si manifesta attraverso un lessico jazzistico aggiornato e multidisciplinare.


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