Maurizio Rolli: basso elettrico
Emanuela Di Benedetto: voce
Gianluca Caporale: sax soprano, sax tenore, clarinetto
Giulio Gentile: pianoforte
Luca Di Muzio: batteria
ospiti
Bob Mintzer: sax tenore in Bong for Sarri
Peter Erskine: batteria in J.C. 14 e Giant Steps
Carlo Maria Genovesi: chitarra in J.C. 14
Autoproduzione – 2026
Il tempo nelle sue diverse accezioni, i tantissimi riferimenti musicali e non e, infine, le questioni legate ai numeri sono le linee con cui possiamo provare a definire il campo di gioco del nuovo lavoro come leader di Maurizio Rolli. Sound Archives è una “sigla” spesso presente nel percorso del bassista e testimonia, di conseguenza, il senso della continuità con i progetti realizzati negli anni e legati ai suoni del jazz elettrico, con le radici ben piantate nel terreno della fusion e con le propaggini pronte a intrecciarsi con altre possibilità.
Partiamo dai numeri. 3, 6, 14 e 60 è la quaterna consegnata dal bassista attraverso titoli e fattori personali: 3 e 14 vengono da due dei brani presenti nel disco, J.C. 14 e A tre mani; gli altri due derivano dal fatto che “Time Machine” sia il sesto lavoro firmato come leader dal bassista all’età tonda, un’età che permette di fare bilanci e di mettere a fuoco una maturità espressiva e stilistica utile per far combinare e convivere i diversi riferimenti convocati nelle dieci tracce e raffigurati, più o meno nascosti, anche sulla copertina del disco. Jaco Pastorius, Johann Sebastian Bach e il post-prog dei Rush, John Coltrane, le stagioni della fusion e la stratificazione con le matrici popolari si intrecciano nelle composizioni firmate da Rolli in una visione ricca e propulsiva, spinta con energia dal virtuosismo e rafforzata dagli impasti timbrici cercati tra gli strumenti. L’utilizzo prettamente strumentale della voce crea intarsi melodici con il sassofono e sviluppa trame serrate nell’incrocio con le linee di basso; naturalmente, poi, la dimensione corale e collettiva della band si ritrova nelle scorribande sonore di insieme e sfrutta le personalità dei singoli componenti e i riferimenti a cui ciascuno di essi guarda. L’attenzione di Rolli poi si rivolge anche fuori dal contesto più strettamente musicale e punta verso il calcio per dedicare un brano a Johann Cruyff e alla sua maglia numero 14 (e così si svela il titolo del brano di apertura, J.C. 14) e per giocare con il titolo di un brano dei Brecker Brothers (“Song for Barry”) e declinarlo in un omaggio all’allenatore Maurizio Sarri (diventando così Bong for Sarri).
I numeri tornano anche nel primo ragionamento sul tempo che innerva la ricerca di Rolli. La scelta delle diverse scansioni ritmiche offre varietà all’ascolto e risponde in maniera funzionale alle ambientazioni dei brani. Un altro aspetto legato al tempo è il dialogo tra generazioni innescato dalla composizione della band, tra esperienza e freschezza, tra prospettive e intenzioni estetiche: la solida preparazione dei musicisti delle nuove generazioni si rivela un propellente estremamente efficace per le composizioni e le idee del bassista, la connotazione personale costruita da Rolli nella sua carriera offre un solco preciso in cui dirigere queste energie. La presenza infine di due ospiti di assoluto spessore come Bob Mintzer e Peter Erskine, protagonisti in prima persona di molti dei lavori richiamati dalla visione musicale di Rolli e già coinvolti dal bassista nei suoi progetti, arricchisce il filo tracciato brano dopo brano per conferire concretezza all’utilizzo degli stilemi del genere. La “macchina del tempo” evocata dalla copertina e dal titolo permette di muoversi in maniera trasversale, andando a disporre i vari nessi secondo le proprie mire: un flusso sonoro sempre in movimento, innervato e condotto dalla robustezza delle linee di basso, coerente con il percorso portato avanti sin qui e pronto a disegnare le strade sui cui proseguire.
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