Giuseppe Guarella: contrabbasso
Gianpiero Fronte: sax alto
Salvo Scucces: vibrafono
Emanuele Primavera: batteria
IF Records – 2026
Giuseppe Guarella sa fare jazz, sa dove andare, come coinvolgere l’ascoltatore e come trasferire su di esso passione ed emozioni. È un maestro del ritmo. È un fattore genetico, Chissà, lui siciliano con l’Africa a due passi. Col contrabbasso fa quello che farebbe un batterista e in più detta la rotta, sia quella sicura, sia quella da improvvisare davanti all’ignoto. È un musicista colto che conosce tutte le fasi storiche del jazz, le frequenta con uno sguardo rivolto al contemporaneo e all’avanguardia. Dopo tutto è la sua storia. Ogni suo disco è un’esperienza audio tattile, Riesce a materializzare il suono. In New Call affida e delega al vibrafono la funzione di fabbro, costruttore di armonie e soluzioni timbriche. Il risultato è un disco dal forte fascino, internazionale nella fisionomia e melodico per genesi. Una combinazione perfetta che poi trova negli slanci improvvisati del sax e nella forza primigenia della batteria la quadratura del suono. È il pantone che delinea la cromia della sua personalità di musicista e compositore che è riuscito a trasferire nel Niwas Quartet: una sintesi tra composizione e improvvisazione, collettivismo ed espressionismo, lirismo ed immediatezza, spazialità e timbrica, emotività e melodia. Guarella, come un timoniere, dirige il quartetto attraverso le sue composizioni, storie che diventano musica e partecipazione collettiva, fatta di intrecci ritmici e dialoghi intensi tra sax e vibrafono, quest’ultimo il vero fulcro del disco assieme al contrabbasso. Il viaggio di Guarella è fatto di sei pezzi, che sono altrettanti momenti di un’unica partitura. La sua immagine di timoniere risalta subito all’ascolto con l’apertura percussiva di contrabbasso in Angostura. Da quel momento si dipana il filo dialogico del disco che prosegue tra i dibattiti ritmici del vibrafono di Salvo Scucces e le risalite vorticose di sax di Gianpiero Fronte. In New Call, cuore pulsante del disco, sono i tamburi di Primavera che preannunciano la nuova chiamata, aprono alla ricerca, improvvisano nuovi percorsi e disvelano nuove frontiere. Fronte, con un articolato e orientalistico assolo introduce Orto Allegro, uno splendido incipit che richiama alla pratica collettiva l’intero gruppo. In Amina ritorna Guarella. Pizzica il contrabbasso, lo contorce e lo piega alla sua creatività, insomma indica la strada al nucleo espressivo del gruppo, la diade sax/vibrafono. Scucces e Primavera, questa volta tocca a loro, aprono ritmicamente Bad Love una composizione africaneggiante, tambureggiante, costantemente progressiva e risolutiva, allo stesso tempo, di una tensione dinamica vissuta al limite espressivo. How Sad chiude collettivamente New Call. Un trionfo percussivo, tirato, velatamente blues e sofferto che conduce in porto un magnifico viaggio musicale.
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