Mariapia Gobbi & Gabriele Zanchini Trio – Cantares

Mariapia Gobbi: voce
Gabriele Zanchini: pianoforte
Milko Merloni: contrabbasso
Manuel Giovannetti: batteria

Dodicilune Dischi – Ed605 – 2026

“Cantares” è il risultato di un tragitto pensato per unire le diverse declinazioni della poesia con gli stilemi e le possibilità espressive del jazz. Negli otto brani, convergono così testi ripresi da contesti ed epoche differenti, dal Trecento di Dante all’Ottocento di Pascoli per arrivare al Novecento di Antonio Machado, Eugenio Montale e Fabrizio De Andrè e per confrontarsi infine con la contemporaneità dei versi di Maria Concetta Giorgi. Poesie diverse per funzione, senso e concezione permettono di lavorare con un materiale estremamente sfaccettato e di poter costruire un repertorio capace di accogliere sensibilità differenti: le scelte musicali portate a confronto con le poesie guardano, di volta in volta, alla forma canzone, a echi classici, a riferimenti latin e, naturalmente, ai tanti linguaggi del jazz e, in particolare, alle dinamiche di una formazione come il piano trio che accompagna la cantante.

La parola poetica vive di una sua forza intrinseca, a maggior ragione se pensiamo ai grandi maestri scelti da Mariapia Gobbi per questo percorso. Il suono e la ritmica delle poesie sono legati a fili sottili e, allo stesso tempo, solidi e rigorosi: allitterazioni, figure retoriche, respiro nella lettura e nel pensiero. Meccanismi che vengono scomposti e ricomposti nell’affiancare la musica ai testi, assecondati con pazienza per trovare coerenza con i significati e per aprire, dall’altra parte, la strada agli interventi personali dei quattro musicisti.

Gli scenari e atmosfere del disco sono costruiti con una visione ricercata, garbata: arrangiamento e interpretazione innescano un dialogo tra testi e soluzioni condotto con convinta adesione al progetto e con la necessaria misura e moderazione che una situazione simile, gioco forza, richiede. L’abilità di Gobbi, Zanchini, Merloni e Giovannetti è saper rispettare tutti gli elementi portati nel meccanismo di “Cantares”, saper fare un passo indietro all’occorrenza o, se si preferisce, non andare oltre il segno. Un lavoro aperto dalla combinazione tra i versi danteschi e il jazz propulsivo e moderno di Venimmo poi per proseguire poi con le aperture liriche e sospese di Mondo e di Tentazione e con lo sguardo al tango di Cantares, la poesia di Antonio Machado che da il titolo al disco. Una ricerca continua di punti di equilibrio che si completa nella rilettura, sobria quanto vivida, di una poesia in musica come Amore che vieni, amore che vai di Fabrizio De André.


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