Giovanni Falzone Libera band – Suite For Miles

Giovanni Falzone: tromba, composizione, arrangiamenti

Raffaele Fiengo: sax alto

Massimiliano Cameroni: pianoforte

Giuseppe La Grutta: basso elettrico

Riccardo Marchese: batteria

Tuk Music – 2026

La versione di Falzone: Miles Davis a tutto tondo filtrato attraverso l’immaginario del trombettista siciliano. Musicista irrequieto e impenitente sperimentatore, Falzone in Suite For Miles si misura con l’eredità non solo artistica ma anche e soprattutto affettiva con Miles Davis. La sua è una lettura che non tiene in alcun conto ortodossia e filologia milesiana. Falzone suona, assieme alla Libera Band, la sua idea di Miles, suona le cicatrici che gli ha lasciato dopo anni di ascolto e disamine, suona i ricordi e le emozioni suscitate in lui, suona le interpretazioni che si sono succedute col passare degli anni modificate e cambiate sotto i colpi del tempo e della maturazione professionale e tecnica. La musica di Davis ti rimane in corpo: è come un virus immortale che infetta gli organi interni e ne altera le funzioni. È un qualcosa di viscerale e astratto allo stesso tempo e Falzone lo sa. Perché le sue note stanno li, ti devastano il corpo e ti portano lontano nello spazio verso luoghi ignoti e inesplorati dove il jazz nasce in continuazione nutrendosi delle sue stesse carni. Falzone giustamente ci ha costruito e arrangiato una suite per contenere quei mondi e anche i suoi, compreso il suo background, se si vuole essere sinceri. E così, tra composizioni originali e reinterpretazioni personali, Suite For Miles diviene la rappresentazione di un lascito, di un’eredità dalle infinite letture e punti di vista. Non a caso il nostro trombettista apre il disco con Around Four, un condensato di fantasia improvvisativa, scambio continuo di battute e un incessante dinamismo colemaniano. Raffaele Fiengo al sax alto incarna tali libertà che si scontrano con la risolutezza esplorativa di Falzone. La base ritmica non è da meno in questa battaglia di note, dove la propulsione del basso elettrico sconvolge e coinvolge le derive acustiche degli altri strumenti. È solo l’inizio del disco e siccome il jazz per sua natura è un viaggio verso l’ignoto, spesso solitario e individuale, è giusto che l’ascoltatore intraprenda quel viaggio e scopra da solo quanta ottima musica c’è in questo disco.


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