Raffaele Fiengo – Recall

Raffaele Fiengo: sax alto

Thomas Umbaca: pianoforte

Enrico Palmieri: contrabbasso

Antonio Marmora: batteria

GleAM Records – 2026

Un debutto non da poco questo Recall del giovane sassofonista Raffaele Fiengo. Il disco è in quartetto con Thomas Umbaca al pianoforte, Enrico Palmieri al contrabbasso ed Antonio Marmora alla batteria. Fiengo maneggia con destrezza la materia da lui stesso forgiata. Dieci composizioni che lo vedono capace non solo di pensare dei brani compiuti e qualitativamente importanti ma anche di riuscire a essere leader di un gruppo con il quale riesce ad essere in sintonia e allo stesso tempo suonare in perfetto equilibrio. Quello che subito colpisce all’ascolto è che nonostante il protagonista sia il sax alto, è il collettivismo, l’insieme, la condivisione e il contributo di ognuno dei musicisti che funziona, con Umbaca al pianoforte che inventa e cuce e il basso e la batteria di Palmieri e Marmora che procedono e mantengono senza esitazioni la rotta ritmica. Un esempio su tutti potrebbe essere la ballad Green Strawberry, dove la gestione del tempo, le dinamiche e il pathos rimangono integri fino al termine del brano lasciando percepire una naturale capacità di dialogo e di ascolto tra di loro. Fiengo ricorda attraverso le note al disco i suoi riferimenti, Monk, Shorter e Garrett per il versante afroamericano e Bartok, Honegger e Rautavaara per quello classico europeo. Quei mondi sono nella sua musica accanto a una contemporaneità che lui stesso geograficamente colloca nel jazz newyorkese di oggi. Dunque sintetizza e allo stesso tempo minimalizza il linguaggio seguendo un’espressività concreta e poetica come possono essere le narrazioni di Fluid, Obsessive e Time Warp. E dire che Recall, o meglio la tittle track, parte irruenta, veloce, dove il leader sente il bisogno di esprimere e far conoscere all’ascoltatore le sue urgenze e idee. Su questo ricorda in alcune sfumature dinamiche il furore di Immanuel Wilkins. Un crescendo cinetico e improvvisato che non si disperde ma dilaga anche nel pezzo seguente intitolato Arthur. Il maiden voyage di Fiengo prosegue il suo tragitto regalando momenti di profondità e poesia, addolciti dai tocchi di Umbaca, in Journey Inside the Soul. Una ballad che sembra una danza in cui gli spunti dei singoli musicisti terminano in un afflato collettivo e sinfonico. Il colemaniano Excess, preceduto da un assolo nerboruto del leader, chiude il disco di un musicista che fa ben sperare per il suo futuro.


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