
Stefano Bollani, Dado Moroni, Danilo Rea: pianoforte
Genova, Teatro Carlo Felice – 7.6.2026
Foto: Archivio Fabio Ciminiera
Il “Pesto Music Festival” si conclude al Teatro Carlo Felice con un trio inedito di pianisti estremamente titolati che, molto semplicemente, si impegnano a giocare con le note, per loro stessa ammissione, privilegiando l’improvvisazione su qualsiasi altro aspetto della musica. Al centro del palcoscenico ci sono tre pianoforti, dove si alternano i protagonisti della serata, non sempre,cioè, suonando la stessa tastiera. Il programma, costruito in divenire, prevede classici del jazz, della musica leggera e mescolanza di stili, se occorre, secondo l’ispirazione del momento. Moroni, fra i tre, è il più jazzista e va sul sicuro dirigendosi verso gli standards o brani della tradizione, per dare l’input ai colleghi, che lo assecondano di buon grado. Rea è portato, invece, a estrarre dal cilindro della memoria, refrain o sequenze dalla musica operistica, dai brani dei cantautori, componendo pastiche saporiti, che contengono un miscuglio di generi, ben armonizzato. Bollani, in teoria il più estroso ed estroverso, trattiene la sua esuberanza, limitando gli intermezzi parlati e riservando la sua energia alle scorribande sul pianoforte, con la sua tecnica inarrivabile, confermandosi aperto e disponibile verso ogni avventura musicale.
I tre spesso suonano insieme, sfoggiando un virtuosismo ben temperato, fra diluvi di note e momenti meno carichi di ricami e di abbellimenti, ugualmente spettacolari. Ogni “tenore” ha, poi, lo spazio per una parte in completa solitudine, mentre gli altri due si siedono di lato del palco e osservano compiaciuti le invenzioni del partner. Non c’è competizione all’interno del terzetto, cioè, ma una sana voglia di divertirsi e di divertire. Bollani-Rea e Moroni vogliono comunicare proprio questo messaggio, che il jazz, cioè, può anche coinvolgere e piacevolmente conquistare, senza l’idea di trasmettere una nuova visione della musica, ricercata e cerebrale.
concerto, iniziato con Cerchi nell’acqua di Memo Remigi, si chiude con When the saint go marchin’ in, evergreen degli anni trenta, conosciuto in tutto il pianeta.
L’esibizione termina un’ora e mezza dopo l’inizio fra gli applausi di un pubblico festante che chiede un bis, prontamente concesso, Senza fine, in ricordo di Gino Paoli. Non poteva essere altrimenti, a Genova e a pochi mesi dalla scomparsa del cantautore. Se si vuole trovare un limite all’evento, si potrebbe dire che i tre si siano un po’ risparmiati. Ci si potevano aspettare tempi più dilatati per gli interventi in solitaria con un uguale peso, nell’economia del concerto, per le parti in trio. Il tutto avrebbe potuto durare una mezz’ora in più, offrendo agli spettatori una migliore prospettiva sulle differenze stilistiche fra i tre e altri gustosi momenti di spettacolo.
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