Giulio Scaramella: pianoforte
Jure Pukl: sax soprano, sax tenore
Alessio Zoratto: contrabbasso
Luca Colussi: batteria
nusica.org – 2026
Roundabout è il secondo disco da leader del pianista Giulio Scaramella. È un progetto meditato, lasciato in gestione, fatto sedimentare e poi pubblicato. Brani come racconti brevi, impressionisti, che disegnano la personalità del pianista, la sua cultura musicale, il suo background e il suo modo di assimilare quello che lo circonda e poi ripresentarlo in musica. Realizzato in quartetto con Jure Pukl al sax soprano e tenore, Alessio Zoratto al contrabbasso e Luca Colussi alla batteria, Roundabout è un disco che sorprende l’ascoltatore dal punto di vista emotivo e fisico. Si susseguono in alternanza brani in solo – intimi, ironici e sentiti come in A short story -, in duo, in trio e quartetto. In ognuno di questi momenti realizzativi si scopre un singolo lato della personalità del pianista. Le sue composizioni sono molto libere: lancia il tema e poi da spazio alla creatività di ognuno. Il rapporto con Pukl è uno degli assi portanti del disco. Le due voci si incontrano, si intrecciano, si scambiano gli spazi che a loro volta diventano dei posti in cui improvvisare. In Meine Lieder, una partitura di Brahms, si colgono al meglio questi aspetti, dove cultura classica e improvvisazione jazz si incontrano e trovano nel soprano di Pukl una voce profonda e spirituale. L’ascolto di questo brano svela palesemente la formazione classica di Scaramella che va a sommarsi alle diverse esperienze e collaborazioni maturate con musicisti di diverso genere musicale. C’è da aggiungere che la presenza di Alessio Zoratto e Luca Colussi, discreta e mai sopra le righe, è un fattore determinante nella resa timbrica e dinamica del disco. I due sono d’equilibrio anche nella costante ricerca di soluzione melodiche del leader. Il disco si apre in quartetto con Può succedere, un pezzo melodico, raffinato, dove il baricentro si muove dal pianoforte al sax, alla sezione ritmica, dando l’impressione di una camuffata semplicità. Orientaleggiante, barocca e ostinata è la versione in piano solo di The Mozdok’s Train di Anouar Brahem. Diverso, impressionista, corale e colorato è Fotografia, mentre Bedtime è un dialogo personalissimo tra soprano e pianoforte. L’autobus che non ho preso si palesa, nella sua introspettiva e personale tematica in trio e precede il solipsismo vorticoso della title track. Deep River, terza cover del disco, è un classico della tradizione afroamericana. Scaramella l’affronta in piano solo conscio delle sue esperienze passate in materia di gospel e spiritual e soprattutto sicuro di aver dato con questo disco una ritrattistica completa del suo essere musicista e compositore.
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