Stiamo vivendo un impoverimento culturale importante e dispiace che si debba sempre arrivare a questa metaforica morte per accorgerci di avere qualcosa di bello e importante tra le mani. Eppure la cultura non è più al centro del nostro Paese; un Paese fondato sull’arte e sulla bellezza.
E non capisco perché. O meglio, lo capisco ma ferisce ammetterlo; c’è un termine in sociologia, “source transfer” significato trasferito, ossia chiamare cose concetti con parole che nel frattempo hanno sostituito il significato originario, e questo ben prima della “neolingua”.
La cultura è stata sostituita dall’intrattenimento: attività encomiabile per movimentare le città e per ottenere consenso ma che tradisce la funzione culturale con il suo portato di responsabilità morali e sociali.
Uno spettacolo, mostra, concerto deve far pensare, innescare meccanismi o, come diceva Gaslini, “lasciare tracce”; se ciò non avviene si è tradito il compito dato, lo si è trasformato in “altro”.
Questo sta accadendo ovunque, la tv e poi i social hanno accelerato questa deriva e non è facile trovare soluzioni; certo si può ricordare che i greci portavano gli schiavi a teatro consapevoli dell’importanza di una crescita dell’anima, o riandare a una tv e a una scuola che insegnavano l’Odissea e l’Iliade ma allora si viene accusati di restare nel passato. Se è così questo futuro o questo presente non ci rappresentano: tanto varrebbe proporre un reality, un talent o un film porno. La cultura è altro.
Forse ci siamo piegati a questo meccanismo e ci siamo lasciati abbruttire e addomesticare, ma la cultura ci ricorda anche quella che è la nostra responsabilità: riportarla a essere onesta, pulita, sociale e soprattutto politica… nel saper dire cose.
Resistere per esistere. Ecco perché il titolo di questa edizione “La risposta è nel vento” perché ci sono azioni che a volte rispondono alle parole e la cultura deve essere parte di quelle risposte.
Il programma è su https://openpapyrusjazzfestival.it/
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