Stefano Onorati/Walter Paoli – The Box

Stefano Onorati: pianoforte, tastiere, live electronics
Walter Paoli: batteria, live electronics

Caligola Records – 2026

Come è attuale The Box, disco registrato nel 2011 e pubblicato nel 2026. Le nove tracce furono incise nello studio di registrazione del trombettista Marco Tamburini. Oggi, dopo un lavoro di restyling, hanno preso vita e Caligola Records le ha messe a disposizione del pubblico. The Box è un lavoro anticipatorio, nel senso che Stefano Onorati e Walter Paoli avevano previsto o cercato di immaginare, verso quali mondi potesse andare la musica improvvisata. In questo loro progetto c’è tutto: improvvisazione, elettronica, scrittura, dialogo paritario e libertà creativa. Il mix che ne è derivato ha prodotto un disco di forte fascino, che sfida il tempo e le mode. La musica suonata è il prodotto di pochi strumenti messi in campo: piano, tastiere, batteria e elettronica. Da questi pochi ed essenziali strumenti, sfruttati appieno nelle loro funzioni è scaturito un disco eterogeneo che segue una linea precisa e che trova i suoi momenti poetici e melodici più alti in Thar, un pezzo rarefatto, sognante e orientaleggiante. Un continuo succedersi di note, che si dilatano con l’elettronica, e precisi interventi ritmici segnano Desert Flower, il brano di apertura al disco. È un’Africa sognata e incarnata nella sua anima ritmica e sabbiosa. In Jan Mayen invece sono pochi espedienti sonori che creano la musica, compresi i silenzi e le voci digitali. The Future of Jazz non vuole essere il significato preciso del titolo. È un viaggio attraverso l’improvvisazione e la sua comunicazione moderna. Odyssey Beyond Mars è il brano più illuminante del disco. Iconico nel suo reinventarsi nota dopo nota, vittima delle continue sorprese che un viaggio del genere possa offrire dal punto di vista immaginativo e sonoro. Anche in Fellini, attraverso un lavoro melodico, i due danno spazio all’immaginazione facendo un uso non proprio tradizionale di armonia e melodia. Night View invece si carica di una leggera tensione in cui il dinamismo della tastiera gioca con le percussioni ricavandone strati di melodicità parallela. Strawartok sta originalmente a Stravinskij e Zawinul, due mondi apparentemente inconciliabili felicemente sintetizzati. The Box termina con Infinity, una sorta di termine frontiera senza in cui finisce e ricomincia il viaggio astrale “profondo e lucente”, come lo definisce nelle note Stefano Bellon, di un progetto originale, attuale e immaginativo.

 


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