Massimo Barbiero, marimba, vibrafono, percussioni
Matteo Cigna, vibrafono
Stefano Bertoli, Alex Quagliotti, batteria
Andrea Stracuzzi, percussioni
Cheikh Fall, djembè, kora.
Sellou Greuet, Ibrahim Ouattara, Katia Gatti, danzatori
Ivrea – 4.9.2026
Foto: Roberto Cifarelli
L’ensemble Odwalla torna a suonare a Ivrea, a sei anni di distanza dall’ultima esibizione nel Canavese. Il concerto precedente si è tenuto al Teatro “Giacosa”, stavolta il gruppo è ospitato in un cortile all’interno delle mura del castello di Ivrea, una sede suggestiva e prestigiosa. La formazione attuale non prevede cantanti, nel 2020 c’erano Gaia Mattiuzzi e Boris Savoldelli, e annovera fra le sue fila i musicisti storici della formazione, quali il leader Massimo Barbiero, principalmente ai metallofoni, Matteo Cigna al vibrafono, Stefano Bertoli e Alex Quagliotti alla batteria e Andrea Stracuzzi alle percussioni. Completa la formazione strumentale, poi, Cheikh Fall al djembè e alla Kora. Il corpo di ballo comprende, invece, Sellou Greuet, Ibrahim Ouattara e Katia Gatti.
È una formazione ristretta, con meno elementi, rispetto a qualche anno fa, ma bene amalgamata, in grado di reggere il confronto con le edizioni storiche dell’orchestra. La musica si srotola con un andamento coeso, inarrestabile, in cui si materializzano in punti focali i temi, provvisti di quel lirismo arcigno che si configura come un marchio di fabbrica della band. L’aspetto melodico, in ogni modo, negli anni è diventato sempre di più caratterizzante e decisivo nel determinare il suono di Odwalla. Barbiero e Cigna cesellano i motivi, ci ricamano sopra, con un contrappunto di grana fine. I due si alternano a nell’esporre l’idea tematica e nell’aggiungere variazioni estensive, di rara compenetrazione. La macchina ritmica, per contro, pompa e sbuffa, compatta e divergente, garantendo un apporto possente e costruttivo al discorso comune. Cheik Fall fa storia a sè. Abbatte le sue mani sui tamburi di origine africana, rivelando uno stile differente dai partners, robusto e mobile, molto connotato territorialmente. Il suo intervento alla Kora, invece, è aggraziato, morbido, parecchio seduttivo. Il diavolo e l’acquasanta, si potrebbe dire…
I danzatori si muovono in maniera allusiva, drammatizzante. I loro movimenti sulla scena, cioè, vogliono lanciare un messaggio, interpretare un concetto, sotteso alla sarabanda percussiva, non solo, messa in piedi dai partners.
Si va avanti così per un’ora e mezza. Il pubblico, alla fine, applaude convinto e pago da un’esibizione multicultuarale e multietnica, che vuole abbracciare idealmente il mondo. È world music autentica, cioè, nel vero senso della parola. Anche chi ha assistito a più di un concerto della formazione messa in piedi da Massimo Barbiero, inoltre, riscontra differenze e sviluppi. È il fascino sottile e indiscutibile di Odwalla…
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