Edition Records – 2026
Foto: Freedom Call Musicians Key Poster
Figura tra le più autorevoli del jazz contemporaneo, Dave Holland pubblica con “Freedom Call” tre registrazioni dal vivo di altrettante formazioni – il quartetto Prism, il quintetto nato alla fine degli anni Novanta e il sestetto del nuovo secolo – riprese tra il 2008 e il 2014. Il cofanetto, da una parte, festeggia gli ottanta anni appena compiuti dal contrabbassista e, dall’altra, mette in luce tutta una serie di prospettive estetiche che uniscono in maniera coerente e lucida le varie fasi della sua carriera. Il richiamo della libertà si esplicita nell’equilibrio sottile e creativo scaturito dalla ricerca continua di una sintesi tra rispetto per le tradizioni e inventiva, tra senso e virtuosismo tecnico.
Edition Records, la casa discografica con cui Holland pubblica dal 2019, festeggia così l’ottantesimo compleanno del contrabbassista con un box ampio e corposo: tre contesti diversi per testimoniare una volta di più la lucidità e la visione estetica di Holland, la sua capacità di affrontare tanto la dimensione elettrica quanto quella acustica, l’attenzione nel confrontarsi con la storia del jazz e con la propria storia artistica e, più in generale, la scelta paziente e rigorosa nella costruzione delle formazioni, con una particolare predisposizione ad esplorare le possibili connessioni tra musicisti e a mettere insieme in nuove situazioni interpreti già conosciuti e apprezzati nelle precedenti esperienze come leader e come sideman. Una visione estetica sviluppata passo dopo passo, tenendo conto del passato per metterlo in discussione in maniera critica, propositiva e funzionale e trovare così nuovi stimoli e nuove direzioni.
Prism è il quartetto formato insieme al chitarrista Kevin Eubanks, al pianista Craig Taborn e al batterista Eric Harland. Come scrive lo stesso Holland nelle note che accompagnano il disco, «nelle esibizioni dal vivo, le scalette erano strutturate senza troppi vincoli attorno alle composizioni scritte, in modo da garantirci grande libertà e spontaneità nelle interpretazioni»: nella musica di questa formazione rientrano prepotenti gli echi delle stagioni elettriche del jazz, della possibilità di affiancare tra loro attitudini espressive e linguaggi provenienti da generi differenti.
L’attenzione per l’arrangiamento e il piacere per il suono dei singoli musicisti coinvolti sono alla base della creazione del sestetto costituito da Alex Sipiagin alla tromba e al flicorno, da Antonio Hart al sax alto, da Robin Eubanks al trombone, da Mulgrew Miller al pianoforte e anche in questo caso da Eric Harland alla batteria. Una costruzione che Holland riassume così: «l’organico rispecchiava la sezione melodica del quintetto che avevo formato nel 1983, una combinazione che apprezzavo per le possibilità che offriva in termini di composizione e arrangiamento. Il quintetto precedente si avvaleva di una sezione ritmica composta da basso e batteria, ma questa volta volevo aggiungere anche il pianoforte.» Una prospettiva più classica del jazz, per certi aspetti, animata dalla grande personalità dei diversi protagonisti e dall’attenzione rivolta alle possibilità disegnate dalla scrittura.
Il quintetto guidato da Dave Holland con trombone, sassofono e vibrafono è stata una delle formazioni più interessanti della scena jazz degli ultimi decenni: un classico istantaneo per la sua capacità di sfruttare gli incastri timbrici del combo e le sospensioni armoniche evocate dal vibrafono e dalla marimba, per le soluzioni espressive non convenzionali e per la gestione ritmica ricca e frastagliata ma sempre pertinente e funzionale. «Il quintetto è diventato un terreno fertile per la crescita e lo sviluppo musicale di tutti noi, sia come esecutori che come compositori. C’era una forte condivisione di intenti all’interno del gruppo ma anche una sana diversità di idee che ha dato all’insieme un valore ben più grande rispetto alla somma delle singole parti. (…) Il gruppo ha realizzato il mio sogno di avere una band longeva, dotata di una propria identità e capace di far davvero progredire la musica.» Sulla scorta di questo ricordo, il contrabbassista ha intitolato “Synergism” il live portato all’interno di “Freedom Call”. Nel quintetto, attivo per quasi quindici anni, Dave Holland ha avuto al suo fianco Chris Potter ai sassofoni (e prima di lui, per un breve periodo, Steve Wilson), Robin Eubanks al trombone, Steve Nelson al vibrafono e alla marimba e Billy Kilson e Nate Smith alla batteria (nella registrazione presente in “Freedom Call” ascoltiamo quest’ultimo).
E in virtù di tutto questo, l’intento celebrativo del cofanetto, sicuramente presente, si rivela più precisamente come una riflessione attiva sul percorso effettuato, una riflessione da mettere in correlazione con le collaborazioni e con i progetti attivi in questo momento. Dagli incontri in duo con chitarristi come John Scofield e Lionel Loueke allo splendido Crosscurrents Trio con il fido Chris Potter e Zakir Hussein fino al trio più elettrico con Kevin Eubanks e il batterista Obed Calvaire, Dave Holland prosegue nella sua traiettoria con la stessa solidità proposta dalle formazioni che ascoltiamo in queste registrazioni, nei tanti progetti seminali condotti e condivisi negli anni con musicisti di assoluto spessore (come, ad esempio, il trio Gateway, il quartetto pianoless di “Conference of the Birds” o ancora Circle) e nei vari dialoghi in duo con Barre Phillips, Derek Bailey, Sam Rivers, Karl Berger o Steve Coleman. Un percorso di altissimo livello, partito dai jazz club britannici alla fine degli anni sessanta, passato per la collaborazione con il Davis elettrico e per i lavori realizzati come leader, motivato di continuo da una curiosità e da un rigore immutati nel corso degli anni.
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