Parma – 3-4.10.2026
Foto: Elisa Magnoni (per gentile concessione Ufficio Stampa Parmafrontiere)
Il “Parmajazzfrontiere 2026” presenta un programma ricco e articolato, come consuetudine, assegnando due date, il 3 e 4 ottobre, a due fra gli appuntamenti più attesi della stagione. Il 3 ottobre, nella chiesa di S. Giovanni Evangelista, va in scena “Canticum”, ultimo progetto di Roberto Bonati, impegnato a dirigere la sua orchestra, che prende il nome proprio dallo stesso festival. Quest’anno il maestro e compositore parmense ha tratto ispirazione dalla figura di S.Francesco, realizzando un’opera viva e palpitante, contenente i versi, le parole non solo del Santo di Assisi, ma pure quelle di Santa Chiara e di Rainer Maria Rilke, scrittore austriaco noto per la sua lirica spiritualità. La suite prevede parti all’unisono, in cui le sezioni eseguono blocchi monolitici, atti a staccare, a puntellare il discorso comune. A queste sequenze si alternano parentesi appannaggio di alcuni strumenti, in dialogo espressivo fra di loro. Si assiste, cioè, ad un continuo rimescolamento delle carte. L’ensemble agisce da big band o da combo jazzistico, anche se il jazz è solo uno dei fattori messi in campo dal leader in questa impresa. Si può parlare, infatti, di una proposta con addentellati riconoscibili nella musica tardo romantica, nella contemporanea, il tutto filtrato da una sensibilità jazzistica, propria di chi guida la formazione e dei suoi componenti. All’interno di queste partiture, dotate, volutamente, di spazi vuoti da riempire, si aprono le evoluzioni solistiche, libere, teoricamente, ma estremamente funzionali al carattere del progetto. Bonati conosce bene i suoi elementi, infatti, e sa quanto possano modificare e stare dentro, nel contempo, all’impalcatura da lui pensata ed edificata. Quindi il maestro dirige con mano leggera, certo della risposta adeguata dei membri della band alle sue richieste di coinvolgimento costruttivo, negli interventi in solo.
Al centro del proscenio, inoltre, Angela Malalgisi modula la sua voce sui testi scelti, offrendo una interpretazione in un certo senso straniante, non tanto attenta a far capire le parole pronunciate, cioè, quanto a rendere netta, timbricamente, l’evocazione dei significati. Completa il quadro la voce recitante di Massimiliano Sbarsi, protagonista nel finale, bene inserita nel contesto.
Il concerto va avanti per un’ora e un quarto, circa e si chiude con applausi prolungati da parte di un pubblico appagato dalla performance dell’orchestra. Bonati, alla fine, si commuove per tanto entusiasmo o, forse, il suo è un pianto liberatorio per uscire fuori da una tensione accumulata nell’ultimo periodo a cui, finalmente, può dare libero sfogo.
Il 4 ottobre nell’Oratorio dell’Assunta presso la magnifica Rocca Sanvitale a Sala Baganza, si esibisce il polistrumentista Paolo Botti in un programma dedicato alle canzoni di Bob Dylan. Botti, all’inizio del concerto, confessa di amare quel repertorio da quando aveva dodici anni, ma che solo ora ha deciso di registrare un disco, in uscita a fine ottobre per la Caligola, in cui reinterpreta a modo suo i pilastri del percorso artistico del premio Nobel americano, primo cantautore a fregiarsi di una simile onorificenza, fra l’altro.
Il musicista utilizza tutto lo strumentario a disposizione per confezionare questo omaggio, passando dalla viola al banjo, dalla chitarra elettrica a quella acustica e suonando pure il flauto in una determinata sequenza. In più Botti si serve dell’elettronica per creare sfondi spessi, che disambientano il refrain, in modo inaspettato, ma decisamente efficace. Spesso, poi, due brani sono appaiati insieme e i motivi vengono a galla dopo una armonizzazione contrastante, a volte, con un effetto-sorpresa di sicuro impatto. È un gioco di scatole cinesi, di cui, mano a mano si scopre il contenuto, ma non il meccanismo, che è ogni volta mutevole.
Il punto più alto dell’esibizione è racchiuso nella riproposta di Mr Tambourine man, associata a Desolation row, dove la poesia e la bellezza delle melodie dylaniane fluiscono in una rilettura rispettosa, ma non letterale.
Un pubblico attento, alla fine, festeggia meritatamente la ricerca personale, colta e convincente, del violista, punto di forza dell’orchestra “Parmafrontiere”, che pure quando lavora in proprio realizza progetti di un livello elevato.
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