Greg Burk: pianoforte, washint, m’bira
Achille Succi: clarinetto basso, sax alto, flauti
Silvia Bolognesi: contrabbasso, n’goni
Gerald Cleaver: batteria
special guest:
Griffin Rodriguez: spoken word in Letter from Yusef
Tonos Records – 2026
Il rapporto di Greg Burk con la musica di Yusef Lateef arriva da lontano, dall’esperienza didattica avuta a Detroit quando per un anno e mezzo il pianista ha potuto studiare con il visionario musicista, un incontro capace di trasformare e forgiare la prospettiva artistica di Greg Burk, mettendo al centro del suo percorso, come si legge nelle note che accompagnano il disco, la curiosità, il senso misterico del processo creativo e l’esplorazione dei materiali musicali.
Le dieci tracce di “Purple Blues” rappresentano in pratica un dialogo con questa matrice fondante. Quattro brani del polistrumentista, cinque brani originali di Burk e un brano – Autophysiopsychic Episode – a firma collettiva del quartetto offrono a Burk, Succi, Bolognesi e Cleaver la possibilità di inserirsi nel vasto e variegato percorso di Lateef, una stratificazione di tradizioni del jazz, improvvisazione radicale e apertura verso le matrici stilistiche ed espressive delle musiche del mondo. Aperture libere e griglie ritmiche serrate, un groove in equilibrio tra differenti tensioni dinamiche e sempre controllato con cura dal quartetto, accostamenti timbrici pensati con cura per dare spessore e varietà alle atmosfere dei singoli brani. In questo senso, la conclusiva Letter from Yusef diventa un vero e proprio manifesto del lavoro: la voce di Griffin Rodriguez legge un testo dello stesso Lateef, gli effetti sulla voce, gli strumenti africani e le percussioni creano uno spazio efficace per il testo, una dimensione ancestrale e moderna allo stesso tempo, dove sonorità e significati si connettono in maniera stretta e funzionale. L’esperienza dei singoli musicisti e le collaborazioni che hanno unito tra loro i vari componenti del quartetto nel corso degli anni fanno scaturire un interplay naturale: ascolto reciproco e rispetto per il discorso collettivo danno fluidità al disco e permettono passaggi scorrevoli tra brani diversi per intenzioni e approccio.
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