Jean-Baptiste Rousseaux: tromba
Konrad Waldert: contrabbasso
Gianbattista Di Genio: batteria
Alex Goodman: chitarra in Emmêlées Ancolies e Duo Grave alla Rava
GleAM Records – 2026
L’opera prima di Jaen Baptiste Rousseaux è un piccolo capolavoro. Un gioiellino di naturalezza, concisione, espressività e musicalità. Un presentarsi al pubblico con gli argomenti e le tecniche giuste per raccontare il tempo attraverso i ricordi di un’infanzia mai andata via. Rousseaux, come Alice nel Paese delle Meraviglie, attira l’ascoltatore e lo porta di soppiatto, con delicatezza, nel suo mondo misterioso, onirico e reale allo stesso tempo, meravigliosamente vivo e musicale. Il trombettista si muove e si atteggia con fare disciplinato, come chi ha assorbito un galateo musicale classico condividendone gli aspetti strutturali senza ingabbiare spontaneità e creatività. Il suo linguaggio è chiaro e pulito. Non c’è disordine voluto ma una precisa idea di risolutezza espositiva e rispetto della tradizione. Il suo jazz è immaginato libero di muoversi tra le note, melodico e diretto. Kaveriot Corridor già dall’intro di due minuti ci fa capire che stiamo entrando nel mondo, del trombettista. Un mondo tutto suo. Poi arriva l’omaggio a Sonny Rollins, un maestro, il Maestro. È una versione di Airegin che naturalmente ricorda ma non copia, personale e interessante di Rousseaux. Suono, timbro, brillantezza, precisione e melodia sono le armi di questo trombettista di notevoli speranze. Ha Enrico Rava dalla sua, in termini di melodicità e composizione. A lui dedica il brano Duo Grave alla Rava, brillante e melanconico, addolcito dall’intro di chitarra di Goodman e poi movimentato dagli interventi del basso di Konrad Waldert e della batteria di Gianbattista Di Genio. Seguendo l’andamento del disco la terza traccia, Degab, è un ballad intimista, impalpabile e melodica. A questa fa seguito la title track dove un furioso Rousseaux fa conoscere la sua forza anche sui tempi più dinamici. Dopo un breve passaggio poetico in cui liricizza musicalmente Apollinaire in Clotilde, il trombettista si spinge nei territori folk con Lyre KolIocienne. Qui un suo assolo domina la scena tra le dinamiche danzanti del pezzo. Invece Sileok è un saggio di virtuosismo che incontra lo swing. In Là où les toits sont blues è la timbrica a dominare la scena i cui risvolti guardano a sud. Brano accattivante. La chitarra di Goodman fa capolino in Emmèlées Ancolies. Il musicista affianca il trio in questo brano la cui parte iniziale da un senso di instabilità, una sorta di materiale ribollente che con l’andare del tempo si trasforma e si acquieta mentre la chitarra e la tromba fanno valere le loro voci. Goodbye di Jenkins chiude con gentilezza, minimale ed essenziale un disco brillante, che ha il sapore di un classico moderno, un’opera prima che Rousseaux affidata al giudizio del tempo.
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