Bignami-Veltri Jazz Ensemble – Non-Places

Anna Bignami, Laura Veltri: direzione, composizione, arrangiamento
Aske Drasbæk: sax alto, sax soprano, clarinetto, flauto
Niels Vincentz: sax tenore
Jacob Rønne Danielsen: sax baritone, clarinetto basso
Lars Vissing: tromba, flicorno
Jakob Sørensen: tromba, flicorno
Peter Dahlgren: trombone
Sebastian Zawadzki: pianoforte
Mariusz Prasniewski: contrabbasso, basso elettrico
Daniel Sommer: batteria

GleAM Records – AM7046 – 2026

Una visione orchestrale già solida e compatta, costruita nell’alveo delle esperienze più recenti e pensata con una visione agile. Anna Bignami e Laura Veltri portano nelle otto tracce di “Non-Places” un ragionamento che si sviluppa su più piani.

Innanzitutto il dialogo tra le tradizioni del jazz, le possibili evoluzioni della musica di improvvisazione e il confronto con gli altri linguaggi musicali, in particolar modo quando tutto questo viene poi composto, arrangiato e affidato ad un organico di nove elementi. Il ricorso agli stilemi del jazz rappresenta una coerente punteggiatura tra gli spunti più personali o arditi, uno “strumento” per connettere le diverse anime dell’ensemble e per offrire approdi leggibili tanto agli esecutori che agli ascoltatori. Un approccio modern mainstream, quindi, dove far rientrare soluzioni e riferimenti, intuizioni e sguardi trasversali, la presenza di un inno del rock degli anni ’90 come Black Hole Sun dei Soundgarden e la vitalità dei talenti emergenti nella scena del jazz danese, nei conservatori e nei club di Copenaghen. Bignami e Veltri tracciano un filo espressivo che prende Gil Evans come padre putativo e poi si rivolge alle produzioni più vicine nel tempo e, quindi, alle sensibilità di figure quali Maria Schneider e Miho Hazama: l’organico racconta per impressioni e per contrasti, contrappunti e slanci corali si alternano per disegnare atmosfere con sicurezza e senza incongruenze, lasciando anche spazio per gli interventi in solo dei singoli interpreti o per piccoli combo che si formano a seconda delle esigenze espressive dei vari passaggi.

La riflessione filosofica imposta dal titolo e ben evidenziata dalla copertina del disco rimanda ai non luoghi, il concetto fissato dall’antropologo francese Marc Augé a partire da quei luoghi – stazioni, aeroporti, centri commerciali – uniformati in tutto il pianeta, luoghi stranianti e anonimi, impossibili da identificare e collocare in relazione al mondo circostante. Una realtà, questa, vissuta in maniera sempre più preponderante in tutto il pianeta e che, soprattutto per le generazioni più giovani, diventa una condizione esistenziale incombente. I titoli dei brani riprendono proprio questa tensione: dalla critica agli eccessi della modernità del brano di apertura (Excess: a Critique of Super-Modernism) al cammino degli anticonformisti (The Path of the Non-Conformist), dai luoghi privi di identità (Junk Space e The Third Place) alla ricostruzione di una visione personale contestualizzata nell’ambiente (Reconstruction of a Memory), brano non a caso centrale nella trama del disco con la sua struttura articolata come una e vera propria suite, giocata su episodi concatenati tra loro in modo efficace e sull’utilizzo di elementi ripresi dalla musica contemporanea. Una tensione del tutto presente nel modo di immaginarsi dell’uomo di oggi nei confronti del mondo esterno, una tensione riflessa nelle partiture e nelle costruzioni disposte dalle due musiciste italiane.

La realizzazione del disco gode infine del supporto delle istituzioni danesi: Anna Bignami e Laura Veltri hanno vissuto un lungo periodo nella capitale danese e hanno potuto dar vita e far progredire questo ensemble anche grazie alle politiche culturali del paese scandinavo. Un percorso di prove, possibilità di esibirsi in pubblico e sostegno che si ritrova poi all’interno del lavoro compiuto e restituisce solidità e compattezza al risultato finale.

La chiusura cinematografica di The Third Place sintetizza il mondo sonoro concepito da Anna Bignami e Laura Veltri. Dopo la partenza elegiaca e sospesa il brano si fa trascinante ed energico, rimanendo comunque sobrio e misurato, secondo la cifra stilistica voluta dalle due leader: un alternarsi di momenti e situazioni, caratterizzato da un impasto timbrico ben equilibrato e dall’intenzione di far sentire tutte le voci dell’ampia sezione fiati.


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