Vijay Iyer Trio PDF Stampa E-mail
Scritto da Nicola Barin   
Mercoledì 16 Marzo 2022 00:00


Foto: Vigilio Forelli



Vijay Iyer Trio
Trento, Teatro SanbàPolis - 9.3.2022

Vijay Iyer: pianoforte
Matt Brewer: contrabbasso
Jeremy Dutton: batteria

Una serata memorabile, un trio che riesce a coinvolgere il pubblico, dotato di una potenza magnetica.
Il pianista americano Vijay Iyer è arrivato in Italia per un breve tour dopo l'uscita del magnifico album "Uneasy" per l'etichetta Ecm di Manfred Eicher.
Due ore di musica ai massimi livelli, il trio è in perfetta forma e ha voglia di scatenarsi, i brani sono affrontati con una forte tensione senza soluzione di continuità densi di una carica ipnotica. La grande lezione di Bill Evans è stata assimilata, non per lo stile, ma per la pariteticità dei componenti, nessuna sovrasta l'altro, tutti dialogano in maniera equivalente e ognuno apporta il proprio contributo.
Il pianismo di Iyer è energico, vigoroso, risente dell'influsso monkiano e sicuramente della lezione di Andrew Hill.
I brani sono caratterizzati da configurazioni articolate con attenzione alla struttura armonica che conferisce un particolare colore ai chorus delle melodie.
Matt Brewer accompagna con vigore, con un timbro del contrabbasso rotondo e pastoso, Dutton crea ritmi affascinanti di rara potenza.
Work, brano di Monk, permette a Iyer di esprimere il suo pianismo in tutta la sua autorevolezza e il suo innato temperamento percussivo. Sia i brani scritti dal pianista, sia le tracce di altri compositori, come ad esempio Drummer's song di Gery Allen sono caratterizzati da temi complessi con strutture ripetitive, loop, i ritmi sono complessi con continui spostamenti di accenti.
Touba, certamente una delle migliori tracce dell'album, con la sua atmosfera modale, viene ulteriormente arricchita nella versione live con un'inconsueta e seducente violenza ritmica in cui le dinamiche vengono centellinate e soppesate.
Il pianismo di Iyer si nutre di suggestioni che provengono non solo dal jazz ma dalla musica classica del novecento, dalla musica pop, dal blues, dal funky, dai raga indiani: è difficile trovare un musicista cosi completo e consapevole delle proprie capacità.
Il concerto si chiude con lo storico brano Overjoyed di Stevie Wonder che viene rivisto, scomposto, introducendo una drammaticità assente nella versione originale.

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