Diodati/Martial/Tamborrino - Oliphantre PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianni Montano   
Lunedì 26 Giugno 2023 00:00


Diodati/Martial/Tamborrino - Oliphantre

Auand Records - 2022

Francesco Diodati: chitarra
Leïla Martial: voce
Stefano Tamborrino: batteria

Francesco Diodati, dopo l'esperienza con "Yellow Squeeds", presenta un nuovo trio, comprendente la cantante francese Leïla Martial e il batterista italiano Stefano Tamborrino. Nell'album si ascolta una musica dai profondi legami con l'attualità, miscelata a dovere da un trio che non ha timore nel varcare i confini dei generi ma che, anzi, fa di queste commistioni la sua autentica cifra stilistica. Le composizioni sono tutte a firma del chitarrista e spaziano dal punk al rock, da un hip hop intellettualizzato al pop ambiguo di una ballad dal retrogusto inquieto, come La barca sospesa, mantenendo, purtuttavia, un aggancio, in trasparenza, con il linguaggio jazzistico. Il punto di forza del trio, o meglio l'elemento più sorprendente, è certamente rappresentato dalla Martial, vocalist di notevole personalità. La musicista transalpina è capace, infatti, di stendere tappeti di suono, o di salire in alto con la voce oltre i limiti consentiti, di modulare vocalizzi dinamicamente articolati, o di snocciolare uno spocken word incisivo, in certi momenti, manifestando un carattere deciso nell'approcciare qualsiasi tipo di situazione. Dietro di lei Diodati realizza, con la chitarra elettrica, strati compatti di toni ed effetti acustici, utilizzando distorsioni, fraseggi acidi, duri e spietati, salvo lanciarsi, in particolari sequenze, in arpeggi dolci e sognanti. Il diavolo e l'acquasanta, verrebbe da scrivere, come da definizione.
Tamborrino, da autentica macchina da guerra, picchia con energia e gusto sulla batteria, anche nella versione elettronica, costruendo un'intelaiatura ritmica quadrata e rude, adattissima alla creazione dei climi sonori richiesti dal band leader.
"Oliphantre", in conclusione, è un disco agli estremi o oltre gli estremi del jazz, che, forse, vuol suggerire nuove possibilità di ricerca nella contemporaneità, magari per arrivare ad un pubblico trasversale, conservando, però, una raffinatezza di fondo, pur di tratto ruvido. E questo non è un ossimoro...

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