Lalli e Pietro Salizzoni @ MiTo Settembre Musica PDF Stampa E-mail
Giovedì 15 Gennaio 2009 00:00


Foto: Lorenzo Avico



Lalli e Pietro Salizzoni @ MiTo Settembre Musica
Torino, Mole Antonelliana - 15.9.2008


Ed ecco una di quelle condizioni nelle quali l'indefesso cronista di concerti si ritrova sempre più spesso di questi tempi: l'annuncio pernicioso di esibizioni dove gli artisti non sono poi quelli effettivamente sul palco, ed è lecito chiedersi "cui prodest?".
Accidenti, però... fuor di incipit inaciditi, a volte anche in questo tipo di situazioni si può incappare in straordinari momenti di musica e così approfondire il talento di qualcuno che - se non ci fosse stato sulla locandina il nome di Giorgio Li Calzi (poi risultato assente) - non sarebbe stato facile per il momento incontrare. Lalli e Pietro Salizzoni, in questo caso.
Anche qui due concerti distinti, alle 18 e alle 21, senza Li Calzi che con loro aveva collaborato in un album, ma con una delle cantautrici più intense e profonde del panorama italiano insieme all'artista con cui scrive canzoni dal 1999, anno nel quale firmarono la colonna sonora del film "Preferisco il Rumore del Mare" di Mimmo Calopresti. È uno spillo d"emozione la loro entrata in scena al pomeriggio per lo spettacolo definito "India Song": Lalli è sottile, raffinata, vestita di nero ma piena di luce. Salizzoni è alto e imponente ma ha uno sguardo lontano che maschera dietro numerose chitarre e persino campionatori con i quali crea i riff sul posto, li registra e li ripropone, ti emoziona. Si inizia con "Una Lettera per Me", brano originale e ispirato a "C'est tout" di Marguerite Duras, per poi proseguire con una "I'm On Fire" da Springsteen resa poetica dalla versione di Lalli, leggera come un soffio, e poi i Doors, Jacques Brel, Gainsbourg, "Blackbird dei Beatles, persino i Pearl Jam e poi una "Stormyweather" che non può dirsi jazz nel solito senso. Il jazz qui è lei, il modo in cui si muove, è il nodo della sua sofferenza che conta e che si ripropone anche nell'esecuzione di "Ave Maria" di De André. Straordinario concerto.
Alla sera, Lalli, dalla perfetta pronuncia francese e dalla gestualità palpitante, propone i brani dell'album "Elia" con qualche punta appassionante come "Canzone del Ritorno" o "I Gatti lo sapranno" con parole di Cesare Pavese, nientemeno, e musica di Claudio Burdese e così ci arriva conferma dell'amore del poeta per la musica afroamericana e in particolare il blues. Un accenno ai desaparecidos argentini e poi qualcosa che tocca davvero le corde e non se va facilmente. È la versione di questi due sensibilissimi musicisti di "Alfonsina y el Mar" di Ariel Ramirez e Felix Luna dedicata alla poetessa Alfonsina Storni morta suicida a Mar de la Plata, resa famosa da Mercedes Sosa ma ancor più lirica e struggente in questa versione di Lalli.
Performance di gusto, sommessa e lenta ma non rilassante, dove non si può bluffare ma costringersi a lasciarsi andare e dipanare le emozioni. In fondo un po' anche jazz, anche se non nel senso del ritmo e dell'improvvisazione. Più come un respiro ritrovato.
 
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