Lee Konitz Quartet @ Bologna Jazz Festival Stampa
Scritto da Marco Buttafuoco   
Lunedì 13 Novembre 2017 00:00


Foto: gentile concessione dell'Ufficio Stampa del Bologna Jazz Festival



Lee Konitz Quartet @ Bologna Jazz Festival
Bologna, Unipol Auditorium - 2.11.2017

Lee Konitz: sax alto
Dan Tepfer: pianoforte
Jeremy Stratton: contrabbasso
Georg Shuller: batteria

Il primo disco di Lee Konitz, come sassofonista dell'orchestra di Claude Thornhill, risale al 1947. Birth of the cool è del 1949, così come la prima incisione con Lennie Tristano.
La serata che Bologna Jazz gli ha dedicato era sì una festa di compleanno (Konitz è nato il 13 ottobre del 1927), ma anche un riconoscimento, un premio a una carriera tanto lunga quanto coerente.
A dare un sapore ancora più gustoso alla torta c'è stato, prima dell'inizio del concerto vero e proprio, un siparietto, del tutto imprevisto. Con Konitz è salito sul palco, infatti, Barry Harris, anche lui in forma smagliante. I due che si erano incontrati casualmente in teatro prima dell'inizio del set del sassofonista, hanno deciso di salire sul palco, suonando insieme un brano tanto estemporaneo quanto gradevole.
Sono poi saliti i membri del quartetto di Konitz: Il pianista Dan Teppe, il contrabbassista Jeremy Stratton e il batterista George Shuller (figlio del celebre storico del jazz e musicologo).
Gli appunti della serata raccontano di un concerto piacevole, i cui punti salienti sono stati segnati da alcune sequenze di dialogo fra il leader e il pianista che (in alcuni passaggi si è esibito anche come cantante scat). In effetti, la dimensione del duo sembrava davvero più adatto ai due interpreti e risultava più funzionale e coinvolgente della formula del quartetto. Il pianismo ricco di suggestioni di Tepfer ( in uno dei bis finali ha improvvisato evocando il Bach delle variazioni Goldberg) sembra attagliarsi perfettamente alla poetica del sassofonista. Questa valutazione non vuole togliere niente al lavoro, discreto e preciso, degli altri due elementi del quartetto.
D'altronde nel jazz di Lee Konitz quest'anima "cameristica" ha avuto sempre una parte importante, fin dai tempi remoti dei gruppi con Lennie Tristano.
Konitz ha criticato pubblicamente la scarsa qualità del suono del suo sax. Ma questo dato non ha impedito al pubblico, numeroso e partecipe, di acclamare l'anziano leone e di tributargli una lunga ovazione e diverse chiamate al proscenio.
Un trionfo del tutto meritato.

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