Stefano Bollani Danish Trio @ Teatro Regio, Parma Stampa
Scritto da Marco Buttafuoco   
Martedì 29 Maggio 2018 00:00


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Stefano Bollani Danish Trio @ Teatro Regio, Parma
Parma, Teatro Regio - 20.5.2018

Stefano Bollani: pianoforte
Jesper Bodilsen: contrabbasso
Morten Lund: batteria

Spalti gremiti. Davvero una bella sensazione, per chiunque ami il jazz, vedere un teatro tanto importante colmo di spettatori attenti e partecipi. Certo, qualcuno prima dell'inizio del concerto era portato a porsi qualche domanda. Ad esempio, perché un trio stratosferico come quello di Bobo Stenson, esibitosi in città qualche anno fa, aveva richiamato solo alcune decine di appassionati? Perché il pubblico accorre solo per Stefano Bollani o Paolo Fresu o Keith Jarrett? Quello della sovraesposizione di alcuni musicisti, e della mancanza di visibilità di altri, anche bravissimi, è diventato, non senza ragione, quasi un meme, nell'ambiente della musica improvvisata italiana.
Sono bastati pochi minuti di musica a fugare molti di questi pensieri. Il trio ha da subito conquistato tutto il pubblico: gli appassionati ipercritici, e con il sopracciglio sempre pronto a corrugarsi, e la maggioranza dei frequentatori occasionali dei concerti jazz. Bollani è, e vuole essere, un animale da palcoscenico, un intrattenitore di razza. Ma questa sua dimensione non va scambiata solo con le gag, con le battutine, con i surreali gramelots con i due colleghi danesi, con i titoli strambi o con la sequenza improvvisata in cui il trio suonava tutti o quasi gli oggetti del palcoscenico (le tavole, i supporti dei tamburi, i leggii). Il pianista (durante il concerto ha utilizzato spesso anche il Fender Rhodes) è capace di tenere desta l'attenzione del pubblico con la sua musica dall'inizio alla fine alternando sprazzi di lirismo evansiano e momenti di virtuosismo puro, accenti esotici brasiliani e sudamericani ed echi africani. In altre parole il trio non ha sprecato neppure un minuto di musica, rimanendo sempre su un confine sottile fra grande jazz e intrattenimento di alto livello. Certo, alcuni appunti del recensore, presi soprattutto all'inizio esprimono qualche dubbio su quanto su certe scorie esibizionistiche del musicista milanese. Dopo l'esecuzione di All The Things You Are, ad esempio, il taccuino riportava due aggettivi contrastanti (vertiginoso e futile). Ma questa dialettica si è alla fine risolta nella presa d'atto che i tre suonavano una musica piena di leggerezza e di souplesse, immediata senza essere mai banale. La vera banalità potrebbe rivelarsi, da parte del recensore stesso, l'ennesima citazione di Calvino e delle immortali Lezioni Americane.
Altri appunti dicono di un Morten Lund semplicemente fantastico in ogni singolo momento del concerto e di un Jesper Bodilsen forse un po' più defilato rispetto agli estri inesauribili dei due partner ma comunque efficacissimo. Suoi fra l'altro un paio di brani molto delicati e lirici proposti durante la serata.
Una bella serata. Bollani non è certo l'unico musicista di grande valore nel panorama jazzistico italiano. Il suo carisma è però, probabilmente, unico.

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