Finnish Jazz. Intervista. Markus Holkko – U-Street Allstars

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Intervista a Markus Holkko – U-Street Allstars


Recensione a Bowling

Jazz Convention Cominciamo con una breve storia della band.

Markus Holkko (Sax alto nella U-street Allstars): Il gruppo si è formato nel corso delle jam-sessions che si tenevano ad Uudenmaankatu, una strada di Helsinki. Questa strada si trova al centro di Helsinki e il nome del gruppo è, in un certo senso, un omaggio alla scena dalla quale siamo partiti e vuole testimoniare il nostro rapporto con quella situazione. Abbiamo cominciato come quartetto, con i due sassofoni, contrabbasso e batteria; la chitarra si è aggiunta nel momento in cui siamo passati dal fare delle jam-session a fare dei veri e propri concerti in pubblico. La U-street Allstars ha avuto i suoi riscontri in Finlandia dopo aver vinto il concorso di jazz di Getxo in Spagna ed è arrivata seconda a Hoeilaart in Belgio. Dopo questi riconoscimenti abbiamo pubblicato i nostri due cd: Helsinki Sessions e Bowling.



JC: Come avete lavorato alla realizzazione di Bowling?


MH: I brani di Bowling erano stati provati nei concerti e nei tour che ne hanno preceduto la registrazione. Il lavoro fatto è stato concettualmente simile a quello con cui abbiamo condotto il primo cd. É un modo molto comodo per sentire effettivamente quale sia la risposta, la resa di ciascun brano quando lo suoniamo davanti a un pubblico vero. Alle spalle di questa ‘prova-live’, c’è comunque un lavoro molto attento e accurato per quello che riguarda la composizione, la scrittura delle linee che verranno poi eseguite dai sassofoni e dalla chitarra. questa è l’essenza del suono del gruppo.



JC La formazione del gruppo: due sassofoni, la chitarra… un po’ eccentrica rispetto ai quintetti tradizionali.


MH: Usare la chitarra al posto del pianoforte, ad esempio, ci porta a scrivere brani jazz in una maniera differente. Per quanto riguarda me, in particolare, io concepisco la chitarra più come uno strumento tipico del blues o del rock, che come uno strumento legato al jazz. E, in questo modo la tratto quando scrivo i brani per la U-Street Allstars.



JC Il groove è un aspetto importante della vostra musica, del vostro suono. Puoi spiegarci come lavorate su questo elemento?

MH: Si, il groove è un elemento davvero importante nella nostra musica: dopo tutto, stiamo parlando di jazz. Tutto ciò che scriviamo viene basato, in modo preciso, su qualche groove. Soltanto nel jazz, ci sono tanti di quei ritmi da per utilizzare da non sentire il bisogno di muovere al di fuori del jazz per la nostra ricerca, ad esempio verso l’hip-hop e via dicendo. Questo, ovviamente, non vuol dire che teniamo le nostre orecchie chiuse e non ascoltiamo altro, anzi!, ci permettiamo, senz’altro, di utilizzare elementi di altri stili musicali per arricchire i nostri lavori.



JC Tutti questi elementi, il groove, la scrittura, la formazione, i suoni, come vengono proposti nei vostri concerti?


MH: Nei concerti noi vogliamo, principalmente, dare al pubblico le classiche ‘good vibrations’. Anche nei passaggi più complicati della nostra musica, non noi vogliamo presentarci come quelli che suonano musica difficile, non vogliamo un pubblico che si concentri sui questioni teoretiche, o filosofiche, quando ascolta un nostro concerto. Noi vogliamo tenere desto e interessato il pubblico; il jazz non consiste soltanto nel dimostrare di essere ottimi solisti, o di eseguire degli assolo straordinari: si può porre l’accento e l’attenzione sulle composizioni. Allo stesso modo, l’abitudine di molti jazzisti, di esporre un breve accenno di melodia per dare sfogo a trenta minuti di assolo, non ci interessa. Questi sono gli aspetti più importanti, per noi, per i concerti. 



JC Hai parlato del fatto che suoniate dal vivo prima di registrarli. Avete già scritto nuovi brani? E, più interessante, li avete già suonati?


MH: Sì, abbiamo scritto diversi nuovi brani e li abbiamo già eseguiti ad Helsinki. Ma li faremo “scintillare” nel tour che terremo ad ottobre in Germania e Polonia.



JC Qual’è la sensazione di presentarvi al pubblico con un brano nuovo, che il pubblico non conosce e voi non sapete come il pubblico reagirà?


MH. Personalmente, io ho questa sensazione ogni volta che presento un nuovo brano agli altri membri del gruppo, alle prove. Dopo averli forgiati per bene nel nostro studio, prendiamo confidenza con il nuovo materiale e lo suoniamo senza troppi patemi dal vivo sin dalle prime volte.



JC: Guardando la lista dei brani, si nota una certa democrazia nello scrivere e nel proporre i brani…

MH: Tutti, più o meno, contribuiamo alla scrittura dei pezzi. Ognuno porta i pezzi alle prove, praticamente finiti, ma abbiamo la tendenza a cambiarli, ad aggiustare qualcosa con il passare delle esecuzioni.



JC: Le vostre ispirazioni…


MH: Le nostre influenze non vengono solo dal jazz, ma anche dal funk, dal soul, dal rock. La combinazione di questi generi sono le fondamenta del nostro suono. Credo che, nella musica jazz, ci sia bisogno di un maggior numero di band che abbiano un suono proprio. Spero che finisca presto l’epoca dei progetti costituiti da musicisti che si aggregano per un disco.



JC: Bowling è il vostro secondo lavoro come gruppo. Le differenze con Helsinki sessions, i progressi, le direzioni che esplorerete nelle vostre prossime composizioni.


MH: Bowling, rispetto ad Helsinki sessions è leggermente più avanti nella strada percorsa ed è una naturale prosecuzione del primo lavoro. Non ci sono grosse differenze, nella sostanza, tra i due dischi. Perchè una band dovrebbe trasformarsi in ogni disco che produce?… Noi vogliamo mantenere il nostro standard nelle composizioni e nel modo in cui le interpretiamo, mantenere l’U-street-sound fresco e vitale anche in futuro… qualunque cosa questo possa significare…



JC: Qual è il tuo punto di vista sulla scena jazz finlandese?


MH: La scena jazz finlandese è ricca di ottimi musicisti, di compositori e di musica dal suono originale. Mi piacerebbe vedere qualche gruppo in più, che porti avanti progetti, piuttosto che progetti di musicisti che ne coinvolgono altri. Qualcosa si comincia a vedere… speriamo nel futuro.