Cipelli/Fresu/Garcia/Testa/Zanchi – F à Léo

Cipelli/Fresu/Garcia/Testa/Zanchi - F à Léo

Radio Fandango – 0187502RAF – 2007




Roberto Cipelli: pianoforte

Attilio Zanchi: contrabbasso

Philippe Garcia: batteria, voce

Gianmaria Testa: voce

Paolo Fresu: tromba, flicorno, effetti






Roberto Cipelli ha scelto una strada intrigante per rendere omaggio a Leo Ferré: in F à Léo, accanto alle canzoni composte o eseguite dal cantautore franco-italiano, ci sono le poesie di Verlaine, lette dal batterista Philippe Garcia, Lontano lontano di Luigi Tenco, i versi di Pavese, in A Saint Germain des Près. Il filo conduttore del disco, quindi, percorre le diverse sfaccettature di Ferré, andando, se si vuole, alle fonti primarie, e diventa, in questo modo, originale e aperto, sempre fruibile e variegato.


Per dar vita a F à Léo, Cipelli ha chiamato alcuni dei suoi sodali più fidati: Paolo Fresu, Attilio Zanchi, Gianmaria Testa e Philippe Garcia. Un gruppo di musicisti unito e in grado di muoversi con disinvoltura tra i diversi poli del progetto.


Innanzitutto il gioco di sponde tra Italia e Francia. L’esistenza di Ferré si è svolta tra i due paesi e, più importante, la sua attività ha coinvolto i due linguaggi e le due culture, nel corso degli anni ha collaborato, incontrato, frequentato i personaggi più rilevanti di entrambi i paesi. Il disco presenta un intreccio, giustamente cercato, di francese e italiano, in una unità espressiva immediata, propria del contesto musicale, della poetica di Ferré, del percorso dei cinque musicisti. Il lavoro viene arricchito dall’incontro delle due lingue: suoni e accenti, il ritmo diverso delle parole, non segnano mai uno strappo, ma si accostano e si rafforzano ad ogni passaggio.


Altri due poli importanti di F à Léo sono musica e poesia. Oltre alla disposizione lirica dei protagonisti, Cipelli riesce a dare concretezza e piglio ad entrambi gli aspetti: la disposizione dei momenti è sempre efficace e garantisce in tutto il disco un equilibrio prezioso tra testi e musiche. La scelta di interpolare i brani con le letture dall’Art Poetique di Paul Verlaine, di aggiungere, in alcuni brani, i versi al lavoro del quartetto, come in F. e Free Poetique, di interpretare Lontano lontano di Tenco, dispone il terreno per l’incontro tra gli aspetti letterali e musicali di Leo Ferré. Una visione ampia delle influenze e della personalità di Ferré, un percorso aperto e, perciò, mai scontato, mai banale, diventa la chiave per rappresentare in modo efficace l’incastro, forse, inscindibile nel mondo espressivo del cantautore tra le due possibilità espressive.


L’apertura permette di muoversi con padronanza e leggerezza: un tributo rischia sempre di diventare un’operazione pesante o peggio, pedante. F à Léo sfugge con grazia il pericolo e disegna un tratteggio accennato, ma ben visibile: senza punti di vista imposti, ma partecipe e convinto.


Un lavoro importante quanto fruibile: in soli quarantasette minuti, il mondo sonoro e lirico di Leo Ferré rivive di tutte le sue declinazioni e scorre in modo lieve ed efficace, in una dimensione teatrale, realizzata con cambi di scena trasparenti. Il percorso intelligente si snoda tra musica, poesia e letteratura e celebra Leo Ferré attraverso il suo mondo espressivo, fa rivivere le sue passioni e il suo immaginario.