Diego Morga – Da qui passano i venti

Diego Morga - Da qui passano i venti

Dodicilune Dischi – Ed242 – 2008




Diego Morga: pianoforte

Sergio Rubini: voce recitante

Roberto Ottaviano: sax soprano

Ferruccio Spinetti: contrabbasso

Pippo Ark D’Ambrosio: batteria

Emanuela Lioy: primo violino

Graziana Aceto: violino

Giuseppe Piccininni: viola

Emanuele Manzo: violoncello






Da qui passano i venti tratteggia un paesaggio delicato, velato di malinconia e colorato di tinte sfumate: il pianoforte è il protagonista principale dei dodici brani del programma, affiancato, di volta in volta, dal violino di Emanuela Lioy, dal contrabbasso di Ferruccio Spinetti e, ne Il canto, da un ensemble largo e particolare formato dal quartetto d’archi, dalla voce recitante di Sergio Rubini, dal sassofono di Roberto Ottaviano e dalle percussioni di Pippo Ark D’Ambrosio.


Atmosfere classiche riflesse in una dimensione narrativa e minimalista: un filone sempre presente nella musica per pianoforte, attento alle esperienze al di fuori dei generi e spesso utilizzato, con efficacia, nelle colonne sonore per la sua attitudine descrittiva.


Il filo conduttore di Da qui passano i venti viene costruito da melodie semplici e pacate. Le strutture ripetute e la tessitura scarna costituiscono il supporto alle emozioni e ai paesaggi concepiti dal pianista: l’accento viene posto, con intenzione, sulle melodie e sulle possibilità espressive di temi asciutti. Diego Morga sviluppa una visione narrativa del mondo romantico e dei canoni della musica da camera attraverso un lavoro di sottrazione: le atmosfere delle diverse tracce vengono delineate con una aspirazione costante alla sintesi e l’esposizione è spesso rarefatta, gli elementi in gioco ridotti al minimo necessario per la costruzione dei brani.


La musica di Diego Morga accoglie con sobria dignità i propri compagni di viaggio, il pianoforte è pronto a dialogare con il violino (Di Danze e di Castelli e Mentre ti guardo) e il contrabbasso (Salto a Sud). Interventi diversi nelle dinamiche espressive e nelle intenzioni sonore: il richiamo all’immaginario cavalleresco dipinto da Di Danze e di Castelli l’andamento caldo e rotondo di Salto a Sud e le atmosfere introspettive de Il canto, mettono in luce possibilità espressive diverse, realizzate con la composizione e con le sonorità introdotte dagli ospiti e dai rispettivi strumenti.


Il canto, come si diceva in precedenza, vede all’opera un ensemble largo e variamente articolato, per una composizione dall’andamento particolare: il brano si sviluppa intorno alla poesia di Pablo Neruda “Posso scrivere i versi”, recitata da Sergio Rubini. Una dimensione rarefatta, sostenuta dal rintocco delle percussioni e da poche note del pianoforte, che si allarga ad accogliere le voci del quartetto d’archi e del sax soprano: nel brano più popolato, Morga disegna le parti con ancora maggiore dilatazione e spazio, il testimone del racconto passa dalla voce al quartetto e al soprano, impegnato in un assolo intrigante e suggestivo.


Si differenzia dal tono del resto del lavoro Obsesso, il brano più sostenuto del disco. Morga prende le mosse dalle atmosfere di Wim Mertens, per filtrarle attraverso suggestioni più calde e colorarle con una scansione circolare e incalzante. Morga evidenzia in Obsesso il richiamo alle atmosfere della danza, una vena che corre, sottile e latente, per tutto il disco.