Tartamella Django’s Clan – La Strada del Tabacco

Tartamella Django's Clan - La Strada del Tabacco

TRJ Records – TRJ-0006 – 2008




Carmelo Tartamella: chitarra

Jacopo Delfini: chitarra ritmica

Carmelo Leotta: contrabbasso

Andrea Panitz: voce, chitarra






Carmelo Tartamella è uno degli interpreti italiani più importanti del jazz manouche e con La Strada del Tabacco conferma una volta di più la sua totale dimestichezza con questo linguaggio.


Dalla scritta “jazz-manouche” sulla copertina alla chitarra Maccaferri raffigurata sul retro del compact disc e alla scelta nel repertorio di molti brani tratti dal song-book di Django Reinhardt; dal nome della formazione alla sua composizione, sono moltissimi gli elementi che rimandano alla tradizione e al canone del manouche. La precisione dei riferimenti farebbe pensare a un lavoro che aspira a rimanere in un alveo ben delimitato senza cercare possibilità differenti.


La Strada del Tabacco, invece, svolge in modo trasversale la sua riflessione su Django e sulle atmosfere gipsy: lascia prevalere piuttosto l’idea che la musica di Reinhardt nasca e si sviluppi come contaminazione di esperienze sonore di provenienza varia. Alle interpretazioni intense dei brani più celebri – Nuages, Manoir de mes reves, Tears – si alternano brani originali nei quali compaiono elementi della canzone italiana, del jazz, della musica balcanica e del blues acustico.


Le quindici tracce del lavoro si muovono così in un equilibrio tra tradizione e sintesi personali. La Strada del Tabacco manifesta già nel suo titolo, con l’esplicito richiamo al romanzo di Erskine Caldwell, la voglia di guardare oltre i confini del genere, senza per questo snaturarne le caratteristiche principali. Carmelo Tartamella e il suo Django Clan portano, così, all’interno di una visione intrinsecamente legata al linguaggio proprio del chitarrista belga le possibilità espressive di altri stili e le trattano con i suoni, le dinamiche e le improvvisazioni tipiche del manouche. Una lettura, a tutti gli effetti plausibile e giustificata, che riprende l’idea della costruzione stratificata della musica di Reinhardt e garantisce alla formazione lo spazio per portare nel disco intuizioni personali, evitando di dover soddisfare in modo didascalico le necessità del canone.