Jazz, musica e altro in Galizia

Foto: Coral Hernandez







Jazz, musica e altro in galizia


Clunia è probabilmente la prima jazz band emersa in Galizia, band che nel 2009 celebra il ventiseiesimo anniversario di attività discografica e concertistica. L’evento è simbolicamente la conclusione di oltre un quarto di secolo di lotta contro le avversità della vita jazzistica nella regione di Finisterre. Dopo la caduta della dittatura franchista, alla metà degli anni Settanta, gli altri generi musicali (rock, pop e folk) sono già fortemente radicati in questa remota parte della Spagna, bagnata dall’Atlantico, vicina (e affine) al Portogallo, mentre il jazz viene rivitalizzato miracolosamente solo con l’avvento del nuovo Millennio.


Il traguardo raggiunto da Clunia, nell’attuale formazione composta da Nani Garcí­a, Baldo Martí­nez, Fernando Llorca, Roberto Somoza e Matteo Simone, può guidare il lettore italiano a collocare esattamente nel tempo il momento in cui il jazz in Galizia inizia il proprio corso. Non va perciò dimenticato che si sta parlando di una storia quasi romantica, quantitativamente marginale e forgiata nelle prime fasi da pionieri autodidatti che, nella maggioranza dei casi, viene dalla musica rock o folk (il gruppo Outeiro è un buon esempio in tal senso). Nomi come quelli del sassofonista Antonio Cal prematuramente scomparsa o del tastietrista amatoriale Manel Mantin, ancora in piena attività di sviluppo creativo, vanno sicuramente inclusi in un elenco ancora nebuloso che sopravvive nei ricordi dei jazz fans dell’epoca.


Il simbolo per antonomasia del primordiale focolaio per i ritmi sincopati in Galizia resta ancora il locale Filloa Jazz a La Coruña, che viene inaugurato nel 1980 e che risulta attualmente decano in assoluto dei jazz club in tutta la Spagna, ancora attivi. Il Dodo Dadà a Santiago de Compostela segue da vicino la scia, mentre altri, come lo storico Satchmo a Vigo risultano ormai scomparsi per lasciare il posto al comunque veterano Manteca, ora ribattezzato Xancara Jazz. Su tale percorso quasi trentennale, si assiste non solo al consolidamento di questi e altri locali simili in città medie o medio-grandi (Vigo, La Coruña, Santiago, Pontevedra, Ourense), ma anche al proliferare di alcuni nuovi posti che osano programmare recital, concerti, performance, jam-session di jazz. E’ chiaro che, nonostante le percentuali di vendite di dischi jazz in Spagna, in Italia, in Europa, a livello mondiale siano ancora ridicole in rapporto all’industria musicale nella sua globalità, il pubblico ovunque ai concerti dal vivo, per quanto riguarda il jazz e le musiche afroamericane, non solo rimane costante, ma proprio in Galizia come in moltissime altre parti d’Europa, aumenta pure considerevolmente di anno in anno, nell’ultimo decennio. L’origine di questa crescita può attribuirsi sia a una maggiore sensibilità dell’audience verso generi musicali ritenuti, a priori, difficili o impopolari, sia alla saturazione dell’offerta di prodotti kitsch o commerciali che godono del favore del pubblico di massa; forse, però, alla fine, sono le attrattive in sè e le vetrine dei media che vantano i grandi festival le responsabili, in ultima analisi, di questo o quell’exploit.


Dunque in tali frangenti la Galizia vive un significativo consolidamento di eventi jazzistici, tra i quali i riferimenti principali restano il Lugo Jazz Festival (la più antica kermesse ancora in piedi), il ciclo della Fondazione Barrio Jazz Pedro de la Maza, i due Festival International de Jazz di Pontevedra e di Vigo (figli della Imaxina Festival) e il Festival de Jazz a Ourense. Ciascuna di queste grandi manifestazioni annuali ha una propria personalità e pone il pubblico di fronte a diversi stili di musica che, a loro volta, abbracciano moltissime influenze etno-socio-culturali. Negli ultimi anni la presenza di musicisti galiziani in queste rassegne è gradualmente aumentata, in particolare comincia a rivelarsi un aspetto importantissimo del cartellone a Pontejazz (ciclo inserito dentro il Festival International de Jazz di Pontevedra), e lo stesso vale per Ciclo 1906 Jazz en Galizia, IberoJazz, Jazzmariñas e Imaxinasons, un festival, quest’ultimo, che a Vigo, già dalla seconda edizione, si apre con la produzione di un’orchestra composta da musicisti galiziani, denominata non a caso Imaxina Jazz Orquestra. Iniziative come questa riflettono senza dubbio gli effetti del sopracitato boom jazzistico nel nuovo Millennio, e soprattutto la crescente fertilità del calderone galiziano di nuovi improvvisatori dediti a questa specialità.


Anche in ambito educativo, il paesaggio si sviluppa e si diversifica considerevolmente negli ultimi anni. Se lo studio da autodidatti o la strada che porta a università straniere, come la Berklee School di Boston, fino agli anni Novanta sono praticamente l’unica alternativa a disposizione degli studenti, ora in Galizia è possibile scegliere tra una serie di scuole con diversi esperti nel campo della musica e della cultura jazzistiche. Non bisogna però sottovalutare l’importanza del lavoro di queste scuole, che formano la maggior parte dei musicisti che, a loro volta, diventano insegnanti, ma vanno quindi riconosciuti i risultati del Seminario Permanente di Jazz a Pontevedra e, da un paio di anni, il Grado Senior in Musica del Jazz Conservatorio a La Coruña. Tuttavia, la voglia di fare le valigie e andare fuori Galizia rimane ancora forte per alcuni studenti di jazz, soprattutto per quelli che cercano sempre più alti livelli di esperienze e specializzazioni, tentando, naturalmente, di ottenere una bella borsa di studio. Madrid, Barcellona, Oporto e Londra sono, in tal senso, le mete più ambite oltre il già menzionato Berklee College of Music. L’impornta della progressiva scolarizzazione del jazz assieme a maggiori opportunità di suonare dal vivo consente oggi in Galizia un buon numero di registrazioni impensabili solo qualche anno fa, ma, per ironia della sorte, in un momento storico in cui la vendita dei CD continua a scendere drammaticamente.


La maggior parte dei musicisti che si possono attualmente sentire e vedere sulla scena jazz galiziana pubblica in media uno, due o più dischi all’anno con diversa fortuna, grazie alle nuove etichette come Free Code, Audia Records, Xingra.com, Madame Mir, mentre gli altri già affermati jazzisti come Victor Prieto (di base a New York), Baldo Martí­nez (che vive a Madrid), Abe Rábade, Alberto Conde, Antonio Martí­nez Lucí­a Bravo riescono a pubblicare i propri lavori fuori dalla Galizia o addirittura dalla Spagna. Sarebbe molto noioso elencare tutte le registrazioni, peraltro spesso molto valide, di questi jazzmen, ma in una buona collezione di dischi jazz galiziani non dovrebbero mancare -nella certezza di lasciare per strada qualche nome, involontariamente – alcuni album di Baldo Martinez, Abe Rábade, Roberto Sumrrá Somoza, Pepe Evangelista, Carlos Lopez, Alberto Conde, Kin Garcí­a, Pablo Seoane, Marcos Pin, Omega, Javier Constenla, Sos Trio, Paco Charlin, lo stesso Quinito Lopez Mourelle (anche giornalista, musicologo, romanziere), senza dimenticare quelli ancora senza registrazioni da leader, già una parte significativa della scena iberica, come Xosé Luis Miguelez o Paul Brown. In particolare Baldo Martinez (contrabbasso) è al momento l’unico finora sentito in Italia, grazie alla collaborazione in duo con il pluristrumentista torinese Carlo Actis Dato in set d’avanguardia, già pubblicati su CD dall’etichetta inglese Leo Records.


La varietà stilistica di artisti che vanno dal dixieland al free (e oltre) è notevole, ma proprio per questa scarsa uniformità e per le radicate tradizionali locali forse non è corretto parlare di jazz galiziano. Sembra molto più equo e giusto riferirsi semplicemente al jazz fatto in Galizia. Il problema è che alcuni musicisti inseriscono stilemi del folklore nel jazz, altri invece cercano di rimanere ortodossi, ossia rispettosi dei modelli imperanti negli Stati Uniti, in qualche modo, per restare insomma fedeli a una tradizione mainstream; e alla fine sono ancora molto pochi i tentativi di immersione in prima linea per ottenere risultati veramente nuovi o diversi. Il vero punto debole è forse la difficoltà da parte dei jazzmen galiziani di suonare fuori dalla propria Regione. Purtroppo sono ancora pochi gli esempi di coloro che si proiettano su scala nazionale o internazionale o che si fanno ascoltare, dal vivo, lontano da casa. Forse il Portogallo, che da qualche tempo sorprende assai positivamente la comunità del jazz europeo, resta quasi l’unica valvola di salvezza per la ricerca espansiva e la crescita intellettuale che dovrebbe definire il percorso dei prossimi anni di jazz in Galizia.