Blue Notes 2011 @ Rough Bar.

Foto: Locandina della serata





Blue Notes 2011 @ Rough Bar.

Roma, Rough Bar. 30.11.2011.


La seconda edizione di Blue Notes ha tracciato, come veniva meglio esplicitato nel sottotitolo, un percorso tra le vie del jazz, un percorso ancor più precisamente realizzato oltre che dalla musica, dalle parole e dalle esperienze dei musicisti. Tre formazioni sul palco – diverse per organico e sonorità – per tre brevi set, raccordati da interviste ai musicisti e interventi centrati sul rapporto tra jazz italiano ed esperienze all’estero.


La scelta delle formazioni ha infatti trovato un tratto comune nella “proiezione all’estero” di molti dei musicisti coinvolti: Marco Pacassoni e Leonardo Radicchi hanno studiato al Berklee College di Boston; Alberto Iovene ha un dialogo attivo con due interpreti del jazz francese come Dominique Di Piazza e Manhu Roche, Gegè Telesforo ha lavorato con moltissimi musicisti americani primo fra tutti Ben Sidran, Max Ionata è conosciuto e apprezzato in Giappone e come molti degli altri musicisti presenti nel cast della serata – Marco Siniscalco, Amedeo Ariano, Marco Valeri, Giuseppe Bassi, Domenico Sanna, Enzo Bocciero – ha avuto modo di collaborare con musicisti di ogni parte del mondo.


La serata è stata aperta dal duo formato da Marco Pacassoni ed Enzo Bocciero: pianoforte e vibrafono impegnati in un dialogo serrato, spesso condotto all’unisono su brani ritmati e articolati. Composizioni originali e brani di Chick Corea hanno formato il set del duo: in pratica, il terreno naturale per due musicisti attenti nel dare equilibrio al virtuosismo e alla capacità di mettere in evidenza le sfumature espressive delle frasi.


La seconda formazione impegnata sul palco è stata il Creative Music Front del sassofonista Leonardo Radicchi con Alberto Iovene al pianoforte e la ritmica esperta e solida fornita da Marco Siniscalco, Amedeo Ariano. Energia, groove, strutture ritmiche particolari: la musica del quartetto unisce influenze e intenzioni sulla base del rispetto delle tradizioni e del linguaggio del jazz, un linguaggio condiviso e interpretato in maniera personale dai quattro musicisti.


Gegè Telesforo ha chiuso con il suo quintetto il concerto. Accompagnato da Max Ionata ai sassofoni, Domenico Sanna al pianoforte, Giuseppe Bassi al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria, il cantante ha giocato con un repertorio capace di unire scat, atteggiamento da crooner e brani provenienti extra jazzistici. Esperienza, senso del palco, capacità di dialogare con i solisti e la ritmica, fanno di Telesforo un bandleader carismatico: i suoi compagni di palco sono presenti in numerose formazioni, sia come sidemen che come leader, e anche nel breve set hanno messo in mostra le loro capacità tecniche ed interpretative.


Il tema della serata ha permesso alle tre formazioni – riunite al termine, in una jam collettiva – di esplorare sia le tradizioni che le proprie intenzioni più specifiche. I jazzisti italiani dialogano alla pari con i musicisti stranieri anche per la loro capacita di unire approccio melodico e influenze mediterranee al rispetto delle tradizioni. I tre gruppi hanno messo in luce come questo elemento possa costituire un fattore riconoscibile, una caratteristica da utilizzare per esprimere il proprio approccio personale al jazz. Le note, ma anche i racconti, gli aneddoti, le difficoltà nell’affrontare l’esperienza musicale in primissima persona, sono state il filo narrativa della serata.