nusica.org: la musica nella nuvola

Foto: Fabio Ciminiera





nusica.org: la musica nella nuvola.

Intervista con Alessandro Fedrigo.


Tra le nuove realtà e le nuove modalità di fare musica, sono molte quelle che stanno crescendo e sfruttando in maniera profonda e sistematica il web con le sue regole e le opportunità offerte dalla condivisione dei contenuti. Una di queste è nusica.org e ne abbiamo parlato in chat con Alessandro Fedrigo.


Jazz Convention: Partiamo da nusica.org. Credo che il “punto org” non sia stampato per caso anche sulla copertina dei dischi…


Alessandro Fedrigo: No, certo che no. Anzi, il nome completo è proprio nusica.org anche da dire verbalmente. L’idea di nusica.org nasce circa un anno fa, in occasione di JAM, la rassegna dibattito diretta da Nicola Fazzini. In quella occasione, come ben ricordi, si parlò delle prospettive per la musica registrata, per il cd e per le etichette. L’idea che emerse in me era sostanzialmente questa: il mio obiettivo non era quello di produrre dischi per poi venderli, bensì quello di documentare l’attività artistica. Insomma, per un musicista serio c’è tutto un processo che porta alla registrazione di un disco: la composizione dei pezzi e l’elaborazione di tecniche improvvisative e compositive ancora prima. Volevo che tutto questo lavoro trovasse un modo di essere espresso.



JC: Attraverso un processo-progetto complessivo che va ad unire in qualche maniera creazione da parte dell’artista, fruizione da parte del pubblico e dialogo con gli operatori del settore nel senso che il tutto è anche visibile momento per momento a tutte le persone che si connettono con te sia in rete che di persona.


AF: Esatto. Un esempio in questo senso è stato per me M-Base, il collettivo di Steve Coleman: naturalmente non sono ancora arrivato a questo, però musica, partiture, video e altro sono liberamente scaricabili o ascoltabili dal sito. Cosa che, tra l’altro, mi ha spinto a lavorare in modo più stringente e serio sul contenuto di ciò che faccio e realizzo insieme agli altri musicisti che gravitano intorno a nusica.org.



JC: Credo che il punto focale del lavoro di un musicista odierno sia proprio il dover ridefinire le coordinate di quanto si va facendo.


AF: Sono d’accordo. Dal punto di vista artistico si impone una riflessione sul linguaggio musicale che si usa e anche sulla relazione con pubblico e addetti ai lavori. Non è semplice, ovviamente…



JC: Ma, d’altronde, non è più semplice – sempre che sia possibile – muoversi in maniera tradizionale.


AF: Se muoversi in termini tradizionali significa musicalmente appoggiarsi esclusivamente su delle tradizioni musicali – ad esempio suonare standard o fare improvvisazione libera – oppure in termini commerciali vendere i cd – sempre per fare un esempio – questo non fa per me, nel senso che, banalmente, per me non funziona. Secondo me c’è una grande opportunità nella crisi del supporto CD e nelle nuove di modalità di fruizione della musica: bisogna ridefinire i principi che “guidano” l’attività dell’artista.



JC: In qualche maniera tocca pensarsi di nuovo artigiani…


AF: Esatto, scrivere la propria musica e registrarla con grande cura artigianale e poi cercare di diffonderla…



JC: Veniamo appunto alla musica. Cosa hai scelto come prime produzioni di questo percorso?


AF: Dovevo “ripartire da zero” e verificare le mie energie. Dunque il primo “progetto” è stato il mio solo di basso, un lavoro che comprende elementi di tradizione – ovvero standard e improvvisazioni libere, quelle che io ritengo le tradizioni in ambito jazzistico – e brani originali dove ho sviluppato un paio di temi che mi stanno a cuore, vale a dire la composizione, con una certa ricerca dal punto di vista della forma e della narrazione, e l’uso di tecniche mutuate dalla musica classica del novecento per cui la serie e l’uso di strutture intervallari. E, infine, la cosa più interessante a mio parere sul piano strumentale, l’uso di tecniche polifoniche sul mio strumento che è sicuramente inconsueto sul basso acustico, o chitarra basso acustica che dir si voglia.



JC: Anche in questo caso, ogni passaggio è stato documentato con video e post sui social network…


AF: Penso che sia importante che chi è interessato trovi molto materiale, come ad esempio tutte le partiture. L’idea è anche che l’ascoltatore abbia tutto a disposizione gratuitamente e, se vuole, può supportare il lavoro di nusica.org “donando” il suo contributo.



JC: In pratica l’unico “costo” richiesto è l’acquisto del cd fisico – peraltro, numerato – da parte del pubblico.


AF: Esatto, l’acquisto o la “donazione”. In ottica ecologista, credo che la musica del futuro sarà consumata e distribuita attraverso la “nuvola”, la “cloud music”.



JC: Diciamo che per il tuo disco in solo il processo è stato semplice, in quanto eri totalmente coinvolto nell’idea. Quando hai chiamato altri musicisti, come hanno reagito?


AF: Beh, con entusiasmo. Se vuoi il mio è una sorta di esperimento “personale”, ma ho trovato entusiasmo in Achille Succi, Giancarlo Bianchetti e Carlo Canevali, i musicisti del Quartetto Terrestre, protagonista del secondo disco di nusica.org. Anche loro si rendono conto dei problemi di cui abbiamo parlato e attorno a nusica.org si stanno aggregando alcuni musicisti.



JC: Hai anche scelto persone che avevano già sviluppato quel tipo di sensibilità.


AF: Certo. Nicola Fazzini è stato fondamentale per esempio. Lui sarà presente sul terzo disco dell’etichetta, Idea F di XYQuartet.



JC: Prendendo lo spunto dal vostro concerto pescarese, come dicevamo a fine serata, c’è nella musica una sorta di sguardo duplice: jazz nel senso di pratica – accenti, approccio, modo di pensare lo strumento – e scrittura di stampo cameristico.


AF: Si, l’idea di fondo di XYQuartet è quella di esplorare le possibilità e di usare tecniche della musica del novecento colta in ambito jazzistico. Per cui di base c’è il nostro background jazz nel modo di improvvisare innanzitutto ma anche di pronunciare, come rilevavi tu, il “sound”, l’approccio…



JC: Secondo me rimane un alone naturale e imprescindibile di jazz, dal quale non vi riuscireste a liberare nemmeno volendo. Nel repertorio – inteso sia come brani che come chiavi per le improvvisazioni – forse è più facile.


AF: Certo e, d’altronde, non vogliamo eliminare una “voce” che è parte di noi. Mentre l’improvvisazione e la composizione sono strettamente collegate: un tema e un solo di Parker attingono allo stesso linguaggio e così vale per Monk, Bill Evans, Mingus, Ellington o Ornette. Le tecniche “linguistiche” che abbiamo esplorato sono la serie dodecafonica, i modi a trasposizione limitata di Olivier Messiaen e le “mie” strutture intervallari, riprese dal lavoro di Elliott Carter. Con XY abbiamo fatto un grande lavoro assieme e ne siamo molto soddisfatti: è un laboratorio in piena attività.



JC: Con diverse parole, torna l’accento sull’artigiano musicale…


AF: È vero, un gruppo di artigiani che lavora ad un progetto – XY o Terrestre – con molta cura e molto “controllo” di tutte le fasi: ideazione, composizione, prove, registrazione, stampa e immissione nel web.



JC: È cambiato il tuo modo di pensare la musica dopo aver dato vita a nusica.org?


AF: Attraverso nusica.org ho messo a fuoco le cose che mi interessano, i musicisti con cui intendo collaborare, gli ambiti artistici da esplorare e soprattutto le modalità di marketing, usando una parola che cerco di non temere. Insomma la diffusione del proprio lavoro.



JC: D’altronde realizzare delle cose per tenersele in casa, non serve.


AF: Esatto! Per dirne una: nusica.org sta per realizzare SileJazz, una rassegna di concerti estiva a Treviso, più precisamente sul Sile, il fiume che bagna Treviso. Il programma comprende alcuni artisti che con nusica.org hanno già una collaborazione avviata, altri sono amici e vicini, penso a Danilo Gallo del collettivo Gallo Rojo con cui ho inciso un cd in duo, ancora da mixare che potrebbe essere il quinto titolo dell’etichetta. Per come la immagino, nusica.org deve poter “far suonare” gli artisti che “collaborano”, gli artigiani che si mettono a produrre la musica in questo modo nuovo, o antico in realtà.



JC: Durante la rassegna nusica.org avrà un ruolo oppure verrà solamente presentata come entità promotrice?


AF: Sarà l’entità promotrice e già questo è uno sforzo clamoroso! Accanto a me ci sono amici nusicisti, che non suonano ma mi danno una mano. Sicuramente verrà prodotto materiale video da diffondere poi sul sito e sui social network. E poi l’obbiettivo è quello di stringere collaborazioni e sinergie: nusica.org esiste nella mia testa da un anno, ma sto raccogliendo “forze” attorno ad essa. La produzione dei cd, per capirsi, è una parte del lavoro. La documentazione dell’attività è una parte e la diffusione è la parte più complessa.



JC: Sul sito una voce ugualmente importante viene dedicata ai seminari.


AF: Al momento, questa è la fase rimasata più “indietro”. Ma se in nusica.org si fa un lavoro su nuove tecniche, su nuove prospettive improvvisative e compositive, ogni progetto, vale a dire ogni gruppo e ogni disco, è potenzialmente un luogo dove si possono sviluppare dei seminari, anche scrivere dei metodi. Bisogna tenere conto che per ogni lavoro c’è un libretto cartaceo con le partiture e alle volte le analisi dei pezzi, che è anche scaricabile. Con XYQuartet abbiamo tenuto un seminario dove venivano esposte le tecniche compositive che abbiamo elaborato e gli allievi partecipanti hanno potuto esplorare improvvisativamente queste tecniche.



JC: Quindi la “sezione seminari” va oltre l’incontro didattico e diventa attività laboratoriale affiancata in tutto e per tutto alla costruzione del disco.


AF: Questo è l’obiettivo. Non si potrà fare sempre, ma ogni progetto deve avere un seminario “pronto” dove espone il lavoro fatto e lo condivide in modo coerente con le linee dell’etichetta. In questo senso nusica.org non è un’etichetta. È anche un etichetta, ma organizza una rassegna, ovvero si deve occupare di far suonare i progetti, organizza seminari e pubblica cd, partiture e contenuti vari.