Ketil Bjørnstad – La Notte

Ketil Bjørnstad - La Notte

ECM Records – ECM 2300 – 2013




Ketil Bjørnstad: pianoforte

Andy Sheppard: sax tenore, sax soprano

Eivind Aarset: chitarra, elettronica

Anja Lechner: violoncello

Arild Andersen: contrabbasso

Marilyn Mazur: percussioni





La colonna sonora de La notte, film di Antonioni degli anni sessanta, era composta da Giorgio Gaslini che, in questi ultimi anni, l’ha rispolverata e riproposta in una nuova versione in diverse sedi e rassegne. A questa pellicola e in generale al mondo del cineasta ferrarese si ispira Ketil Bjornstadt per questo suo ultimo disco. Diciamolo subito: la distanza fra Gaslini e il pianista norvegese è abissale, in termini di cultura e di estetica musicale. Qui siamo in una tipica produzione ECM, caratterizzata da un sound peculiare e inconfondibile. Di musica totale, come la intende il maestro milanese, non si scorge neppure l’ombra. I musicisti impegnati nella registrazione live sono fedelissimi di Manfred Eicher. Figurano nel catalogo dell’etichetta tedesca anche come titolari di proprie incisioni. In questo album sono assemblati, magari, in maniera diversa. Come consuetudine della casa germanica viene favorito l’incontro di personalità differenti unite, però, da una analoga o compatibile visione del jazz o della musica contemporanea in senso lato.


Ketil Bjornstad, per l’occasione, ha composto una serie di temi piuttosto semplici e orecchiabili e li ha affidati all’esposizione del violoncello e del sassofono. Per il pianoforte ha riservato un lavorio continuo di tessitura di arpeggi ripetitivi, di armonizzazioni soffici e insinuanti. Ha rinforzato il fondale dei vari brani con gli effetti elettronici e i suoni prolungati della chitarra. Ha lasciato autonomi, infine, basso e batteria di completare il discorso ritmico, cercando le luci e i colori più adatti per rischiarare il paesaggio notturno così creato.


Tutto funziona per il meglio, perchè il sestetto selezionato è composto da fior di musicisti. A cominciare da Andy Sheppard, mai così prossimo al timbro di Jan Garbarek sul tenore e con un suono aperto, largo, adatto a eseguire le melodie piane, sul soprano.


Anja Lechner, da parte sua, privilegia l’uso dell’archetto e il suo violoncello, a conti fatti, è fin troppo leccato, liscio, levigato.


Marylin Mazur è un punto di forza dell’intero album. La batterista americana cava fuori, infatti, un impressionante caleidoscopio di trovate con le percussioni, plasmando figure plastiche continuamente cangianti.


Arild Andersen è una colonna di granito su cui poggia l’intera impalcatura. Sta al suo posto per quasi tutto il disco, ma quando si lascia spazio alla sua anima (jazz) rock, si esalta, facendo sussultare il suo basso. Pure Eivind Aarset allorchè il tempo diventa più mosso e si va verso il funky, fa deflagrare la sua chitarra per mezzo di un wah wah estroso e liberatorio.


Bjornstad dirige il gruppo sornione; osserva e interviene a tempo debito con il suo pianismo iterativo e la sua predilezione per i suoni sospesi, trattenuti, riverberati.


La notte non è un disco per puristi. Non si rileva molto jazz in queste tracce. Contiene, però, musica gradevole, ammaliante, ben proposta. Se – come diceva Toscanini, ma la frase è stata anche attribuita a Miles Davis – non esiste musica bella o brutta, ma musica ben suonata o mal eseguita, questa incisione appartiene certamente alla prima categoria. L’alta qualità della registrazione, inoltre, contribuisce a rendere ancora più appetibile il cd.