Sean Ali – My Tongue Crumbles After

Sean Ali - My Tongue Crumbles After

Neither/Nor Records – n/n 007 – 2017



Sean Ali: contrabbasso, nastri






Performance molto privata, affidata ad esplorazioni sul contrabbasso e un registratore a cassette d’area quanto meno vintage, ma non per questo poco determinante nella conformazione del movimentato e fremente sound: ideatore e protagonista, il contrabbassista e sperimentatore qui presentato quale «una delle più influenti ed originali voci della sua generazione nella scena della musica improvvisata a New York», attivo tra una congerie di giovani presenze della locale area con cui andiamo facendo graduale conoscenza, tra cui il duo PascAli (insieme a Pascal Niggenkemper) ed il collettivo Mudbath Orchestra, oltre a passate frequentazioni tra cui Steve Swell o Tony Malaby.


Non trattiamo certo della prima esperienza affidata (più o meno) in unicum al gigante degli archi, qui di palese afferenza all’area della ricerca con ampia quota improvvisativa, ma il solista non nasconde i propri sforzi per smarcarsi anche dalle scie degli autorevoli confratelli (le identità giungeranno spontanee), segnando dei materiali d’impronta personale che segnano curiosi punti di sintesi tra avant-garde ed ambient (o almeno nelle sue forme ante-litteram).


Tra forti eco industriali, sonorità ambientali pervasive, bordoni di fruscianti e non intellegibili vocalità umane, il solista si concede una gamma di soluzioni nel trattamento del corpo strumentale, non dispensandosi da un’ampia quota di teatralità, segnata da un pathos interpretativo che conferisce scavo drammatico alle esplorazioni del solista, provvisto di sincera linea interrogativa e personali spunti figurativi nel tratteggiare l’individuale contributo ad una letteratura già percorsa, ma non per questo privata di vivi elementi d’attrattiva.