Giancarlo Schiaffini & Andrea Massaria per Grido

Foto: Fabio Ciminiera










Giancarlo Schiaffini & Andrea Massaria per Grido

Giulianova, Arte & Cioccolato – 6.5.2017

Giancarlo Schiaffini: trombone, live electronics

Andrea Massaria: chitarra, oggetti

Combinazioni timbriche e suggestioni. Il dialogo innescato da Giancarlo Schiaffini e Andrea Massaria, attraverso i loro strumenti, il lavoro sul suono, l’attitudine a sfruttare il momento: i riferimenti più tradizionali e rassicuranti vengono messi da parte per costruire un percorso realizzato grazie a continue stratificazioni e modifiche. L’espressione e le tensioni si animano di un costante gioco di rimandi: l’interazione non prevede necessariamente una immediata e incalzante risposta tra le linee proposte da ciascuno dei due, si può parlare più correttamente di una convergenza meditata, sicura e sempre presente ma senza fretta né precipitazione.


Schiaffini e Massaria hanno suddiviso il concerto in due parti, due “capitoli” ininterrotti di oltre venti minuti ciascuno – più riflessivo il primo, più concitato il secondo. In entrambi i casi, il percorso ha avuto movimenti fluidi, punteggiati da svolte repentine e inattese, segnate in massima parte dagli inserti elettronici del trombonista. Carillon e radioline che “parlano” verso i pickup della chitarra, catene, pennelli e piccole percussioni utilizzate direttamente sulle corde inseriscono l’elemento aleatorio nel lavoro di Massaria: forse in questo caso non si può parlare di chitarra preparata ma si guarda senz’altro in quella direzione. Fraseggi, piccole cellule di note ripetute e materiali convenzionali si ritrovano ad essere trattati alla stregua degli altri elementi: oggetti da manipolare e inserire nel flusso sonoro.


Le risposte spesso sono assertive ed escludono più che definire o risolvere: è molto più efficace affrontare le questioni, sviluppare potenzialità, connessioni e legami. Questo sembra il pensiero alla base della performance del duo. Il dialogo gioca, quindi, sulle dinamiche del “pieno” e del “silenzio” ma non si fonda su un lavoro di sottrazione quanto sulla predisposizione implicita alla sintesi di entrambi i musicisti. Soprattutto nella seconda parte, coesistono diversi tasselli e il loro impatto viene aumentato da rumori e cluster aggiunti dalla pedaliera di Schiaffini: l’equilibrio viene raggiunto grazie all’atteggiamento senza fretta dei due che si citava sopra e, ancor di più, grazie alla distillazione delle intenzioni e dei meccanismi espressivi che ciascuno dei due opera in maniera, per così dire, preventiva e che porge all’altro per permettergli di innescare, a sua volta, un ragionamento, uno svolgimento ulteriore a partire dagli spunti offerti al compagno di palco.


Nel pomeriggio, Giuseppe Di Berardino e l’Associazione Grido hanno proposto la presentazione di “Immaginare la musica”, il libro con cui Giancarlo Schiaffini prosegue il ragionamento sugli aspetti relativi alla musica. La discussione ha naturalmente coinvolto tutti e tre libri in una riflessione sui ruoli ricoperti, di volta in volta, dai protagonisti della musica e dagli ascoltatori. Se “E non chiamatelo jazz”, il primo dei tre volumi, e il recente “Immaginare la musica” si addentrano maggiormente nel lavoro del musicista impegnato con i linguaggi e le dinamiche della ricerca musicale, anche per l’ascoltatore diventa utile conoscere quei meccanismi per poter comprendere meglio e con maggiore consapevolezza quanto si incontra. Una chiacchierata ricca di stimoli e di spunti sulla curiosità e sulle possibilità a disposizione oggi per ciascuno di noi, addetto ai lavori o semplice appassionato, per costruire approccio maturo e personale alla musica.



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