Suoni, parole e ritmi dal mondo a Villa Bombrini

Foto: Gianni Montano










Suoni, parole e ritmi dal mondo a Villa Bombrini

Genova. Villa Bombrini

Sabato 10 febbraio 2018

Ghiglioni/Usai/Cerruti

Tiziana Ghiglioni: voce

Alessandro Usai: chitarra

Dino Cerruti: contrabbasso

Sabato 24 febbraio 2018

Philippe Petrucciani Quartet

Philippe Petrucciani: chitarra

Marc Peillon: contrabbasso

Alessandro Collina: pianoforte

Rodolfo Cervetto: batteria

Sabato 10 marzo 2018

Claudio Bellato Trio featuring Mario Arcari

Claudio Bellato: chitarra

Federico Fugassa: contrabbasso

Rodolfo Cervetto: batteria, percussioni

Mario Arcari: oboeEDT – 2017

La rassegna del ponente genovese ancora una volta raduna un pubblico numeroso, fino a gremire la bellissima sala della Villa dove si svolgono i concerti.


Quest’anno tocca alla “Signora del jazz italiano” aprire la serie dei cinque appuntamenti. La Ghiglioni decide subito di non utilizzare il microfono e anche i due partners suonano con una ridotta amplificazione. La vocalist savonese sfodera autentiche perle del suo repertorio, passando da Gershwin a Cole Porter, da Don Cherry a Billy Holiday. Mentre canta, lei cammina avanti e indietro al centro della scena, gesticola e contemporaneamente volteggia sulle note, si impegna in uno scat ardimentoso, gioca e si diverte con le dinamiche dei vari brani. E’completamente padrona della situazione. Nella presentazione dei pezzi è molto diretta e intransigente:-Di questa canzone non vi dico il titolo, è talmente famosa che dovete conoscerla per forza…- La cantante ha attraversato la storia del jazz italiano e in ogni esibizione fa sentire il peso di un percorso artistico condotto sempre guardando in avanti, con coraggio e convinzione. La chitarra elettrica di Usai interviene con discrezione, per mezzo di un fraseggio discorsivo e swingante. Cerruti fa valere la preferenza per i suoni gravi e rotondi del suo contrabbasso, assicurando un accompagnamento e un controcanto in linea con le invenzioni vocali della leader del trio. Alla fine gli spettatori festeggiano il debutto da queste parti di uno dei personaggi più emblematici del jazz italiano.


Il secondo capitolo di “Suoni, parole…” vede il ritorno di Philippe Petrucciani a Villa Bombrini a due anni dalla sua ultima comparsa. Il concerto è dedicato al fratello Michel, di cui vengono riprese diverse composizioni. Poi Philippe esegue suoi originals e guida il gruppo a realizzare un jazz ben armonizzato, saldamente legato alla tradizione, europea in particolare. Il quartetto procede intersecando dialoghi fra due o tre strumenti, con una virtuosa alternanza di assoli e dimostrando un’intesa palpabile fra i due francesi, Petrucciani e Peillon e la coppia italiana, Collina e Cervetto. Si transita da ballads ben sorrette da melodie assorte a brani su tempi veloci, dove tutti tengono botta agevolmente. La conclusione è per Old Folks.-È l’ultimo standard che ho sentito suonare da mio fratello…Così si chiude un’esibizione dove aleggia lo spirito di Michel Petrucciani, evocato ripetutamente, il più talentuoso di una famiglia quasi tutta composta da musicisti di professione.


È il turno, quindi, di Claudio Bellato, a capo di un quartetto che vede ospite prestigioso Mario Arcari all’oboe, già sodale di Fabrizio De Andrè, per citare solo una fra le altre sue importanti collaborazioni. Qui assistiamo ad un tipo di jazz atmosferico, vicino ad un funky non particolarmente calcato, con qualche accento di world music. Bellato cambia sovente tipo di chitarra, dall’acustica all’elettrica e fa ampio uso della loop station e dei distorsori. Basso e batteria puntellano adeguatamente il lavoro dei solisti con un sostegno preciso, ma non rigido, molto espressivo. Resta da riferire che l’oboista trasforma ogni spazio a sua disposizione in qualcosa di prezioso, nobilitando ampiamente il sound complessivo del gruppo. Il repertorio è formato in larga parte di originals, ma si distinguono soprattutto una significativa versione di “Anthem” degli Oregon, “Blue in green” di Miles Davis e “Orfeu Negro” regalata come bis.


Nei primi tre concerti la rassegna ha offerto tre modalità differenti di interpretare e vivere il jazz. Restano due date per scoprire altre concezioni, altri intendimenti, tutti da verificare in presa diretta, dal vivo.



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