Relazioni Improvvise: la Chironomic Orchestra diretta da Roberto Bonati

Foto: Gianni Grossi










Relazioni Improvvise: la Chironomic Orchestra diretta da Roberto Bonati

Parma. Centro Studi e Archivio della Comunicazione – 30.4.2018

Roberto Bonati: conduzione

Caterina Biagiarelli: flauto, ottavino

Claudio Morenghi: sax soprano

Manuel Caliumi: sax contralto

Matteo Valentini: sax tenore

Tomas Marvasi: clarinetto

Jone Arnfinnsson Randa: clarinetto basso

Alberto Ferretti: tromba

Tomas Alghisi: tromba

Davide Santi: violino

Paolo Ricci: violino

Sarah Valentina Pelosi: violino

Seraphima Hoya: viola

Andrea Grossi: contrabbasso

Giacomo Marzi: contrabbasso

Giancarlo Patri: contrabbasso

Mattia Gianni Dallospedale: contrabbasso

Uno dei topoi della leggenda del cinema delle origini è quello del pianista che, nel buio della sala, suona guardando la pellicola. Secondo Dimitri Sciostakovic “ era un lavoro spossante, anche se non del tutto inutile, in cui bisognava improvvisare molto in conformità degli avvenimenti che scorrevano sullo schermo”. Il grande compositore russo, agli inizi della sua carriera, lavorò per qualche tempo come pianista accompagnatore nei cinematografi.


Roberto Bonati e la sua Chironomic Orchestra hanno evocato quell’epoca suonando mentre su uno schermo passava un film di Alfred Hitchcock: The Lodger. A Story of The London Fog.


Il maestro considerava questa sua pellicola, uscita nel 1927, come il suo primo vero film. Un’ora abbondante di un cinema fortemente intriso di espressionismo; grande uso di primi piani drammatici, storia tenebrosa, presenze malefiche.


La pratica di adattare materiali musicali ai film muti è , ovviamente, abbastanza comune e diffusa. Chi cercherà lo stesso The Lodger sulla rete troverà che tutte le edizioni presenti hanno una colonna sonora che spesso è un collage di generi e stili novecenteschi.


Bonati ha invece utilizzato per questo progetto la tecnica, che oramai esplora da anni, della conduction orchestrale. In altre parole i musicisti, moltissimi dei quali non avevano visto il film, improvvisavano seguendo i gesti del direttore posto in maniera da guardare lo schermo e l’orchestra. Il risultato finale è stato splendido.


A raccontare la cupa vicenda di un serial killer che uccide giovani ragazze nelle notti londinesi, a commentare l’atmosfera di gelida suspense, fra melodramma e racconto alla Edgard Allan Poe, c’erano non solo le immagini realizzate da Hitchcock, ma anche una musica attenta a tutte le sfumature emotive della narrazione cinematografica: il dubbio, i terrori notturni, la nascita di un amore, il senso di liberazione finale.


L’ascoltatore, non ha mai avuto la sensazione che la colonna sonora fosse meramente sovrapposta alla storia narrata dalla cinepresa. Era, piuttosto, un moltiplicatore di drammaticità. Non una semplice colonna sonora, m auna musica che nasceva insieme alle immagini. Non musica pensata per cinema, ma musica nata dal cinema.


Forse questo risultato è una prova, se ce ne fosse bisogno, che l’arte della conduction ha orizzonti espressivi vastissimi.


Il pubblico, davvero numeroso, ha molto apprezzato e ha applaudito a lungo. Questo progetto potrebbe (e dovrebbe) avere un suo futuro importante.




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