ObaMundo Project – Sonore colonne

ObaMundo Project - Sonore colonne

Autoprodotto – 2018





Loris Deval: chitarra classica

Anaìs Drago: violino

Viden Spassov: contrabbasso

Gilson Silveira: percussioni







“Obamundo Project” è il nome di un quartetto che esordisce con un disco dedicato alla musica da film. Qualcosa di analogo ha prodotto Bill Frisell in compagnia di Petra Haden e di altri suoi fedelissimi partner registrando il disco “When wish upon a star” nel 2016. In quel caso, però, erano protagonisti la voce della cantante e la chitarra elettrica di Frisell, impegnato a cercare effetti timbrici suggestivi, magici, servendosi di loop, delay e distorsioni. In questo caso, invece, non ci sono brani cantati e Loris Deval imbraccia esclusivamente la chitarra classica. Il repertorio privilegia, poi, i compositori italiani, con la sola eccezione di Fear of the South, a firma dei californiani Tin Hat. La Haden e soci alternavano, invece, autori americani ai nostri Rota e Morricone. E proprio due brani del novantenne maestro romano vengono ripresi nel presente cd. Vengono interpretati, inoltre, pezzi molto noti di Enriquez-Bacalov, di Nicola Piovani, di Bigazzi-Falagiani e di Fiorenzo Carpi.


La musica degli Obamundo scorre agile, abbordabile, in virtù di una confezione preziosa armonicamente, ma di impatto felpato.


Il violino entra con grazia all’interno degli arpeggi della chitarra, sempre ritmicamente accentati e mossi, determinando il flusso dinamico delle melodie in un gioco continuo di rimandi, efficace e fascinoso.


Alle spalle di Deval e della Drago, Gilson Silveira disegna figure e arabeschi ritmici immaginosi con le percussioni, componendo uno sfondo ricco di chiaroscuri. Viden Spassov, di rinforzo, architetta un accompagnamento rotondo e palpabile, uscendo all’occorrenza in assoli lirici e pastosi.


Fra i sette titoli si distingue in particolare la versione del tema di Geppetto di Fiorenzo Carpi. Loris Deval introduce il motivo e ci lavora sopra, voltandolo e rivoltando come un calzino. Poi la musica prende ritmo e velocità con l’ingresso degli altri strumenti e si illumina grazie ad uno smagliante intervento, in superbo crescendo di tensione, della giovane violinista.


Sonore colonne, in conclusione, è un album godibile, ma di spessore, arrangiato e suonato egregiamente da parte di un gruppo di recente formazione che, però, rivela un accordo, un’unità di intenti, davvero ragguardevoli.




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