Ståle Storløkken – The Haze of Sleeplessness

Ståle Storløkken - The Haze of Sleeplessness

Hubro Music – CD/LP/DL Hubro2616 – 2019



Ståle Storløkken: synth, mellotron, organo Hammond, Fender Rhodes, organo Eminent 310, piatti, voce





Consistente presenza entro l’arcipelago ormai fuori contabilità dell’avant-garde made in Norway, del tastierista e arrangiatore Ståle Storløkken sono note svariate militanze, tra cui progetti di Terje Rypdal o l’ensemble Motorpsicho, verosimilmente più a fuoco entro l’ensemble BOL o ancor meglio nell’avventura Supersilent in associazione a Helge Sten ed Arve Henriksen e, recentemente apprezzato in un faccia-a-faccia con il batterista ed autore Thomas Strønen, lo si ritrova nell’appena licenziato album che a nostra conoscenza ne rappresenta la prima sortita da titolare, peraltro assolta nell’autarchica veste di poli- (anzi omni-) strumentista, oltre che operatore di mixaggio, fase produttiva non adeguatamente valorizzata, secondo il Nostro : «Dall’inizio di questo progetto intendevo fare tutto quanto, incluso il mixaggio; in parte perché amo farlo, ma soprattutto perché ritengo che si tratti di una componente talmente importante dell’esito artistico da poter affermare che in questo disco lo studio e le sue strutture abbiano funto in sé da ulteriore strumento.»


Non disconoscendo affatto lo stratificato valore guadagnato dalle elettroniche dei più recenti decenni, qui si punta in termini non solo tributari alle incursioni dell’elettronica pop nell’età già classica (tale il considerato circolo esteso da Tangerine Dream, Vangelis o Wendy Carlos), si rilevano comunque ad un primo ascolto progressioni (e concezioni) old-fashioned nella tessitura, non ignorandone comunque le più nuove esternazioni e stratificazioni formali particolarmente nelle ultime tre decadi, tentando una mediazione fra le due epoche che non disconoscesse l’evoluzione naturale del filone. Si potrebbe rilevare un certo grado, a tratti pervasivo, di crudezza nel generale trattamento della materia sonora, in effetti alquanto personale e segnato da un’esposizione estraniante, coerente con le suggestive le implicazioni del titolo, centrate sulla condizione dell’insonnia, dichiaratamente non analoga a quella della veglia. «Si può dire di esser svegli ma anche no: e questo stato può essere alquanto immaginativo e creativo, ma anche davvero distruttivo». Sono molti i passaggi esemplificativi di tale stato border-line della coscienza e della rappresentazione, che attinge a rumoristica ed effettismo nella caratterizzazione di straniamento e anarchici flussi ideativi, ma a segnare le sette stanza del lavoro vi è un certo grado di prudenza nel ricorrere a nuove e personali soluzioni formali (giocate anzi in relativa economia di mezzi creativi) ed al talentuoso “sintetista” nella realizzazione del proprio opus primum si può forse imputare un tiepido coraggio nell’edificazione del complessivo soundscape, che guadagna in efficacia forse nella seconda parte del lavoro, ma questo non svilisce più di tanto il valore partecipativo nel proprio tributo al grande oceano del suono di sintesi.


Storløkken così nella “cinematica, retro-futurista sagra del sintetizzatore”, come in sintesi definisce la propria sortita autoriale, sembra circoscrivere con austerity l’ampiezza del suo ruolo di grande contributore al contemporaneo suono d’esplorazione.




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