Giacomo D. Ghidelli. La filosofia di John Coltrane

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Giacomo D. Ghidelli. La filosofia di John Coltrane

Mimesis. 2019

Giacomo Ghidelli nelle sue molteplici attività si è occupato principalmente di comunicazione e di design. Solo negli ultimi anni si è dedicato esclusivamente alla scrittura. “La filosofia di John Coltrane” è il primo libro rivolto al jazz e ad uno dei suoi protagonisti principali. Per il grande “Trane” l’autore nutre una passione antica e molto profonda. Le prime quartantasette pagine del testo, infatti, sono proprio riservate a descrivere come è nato e come si sono sviluppati l’interesse prima e l’infatuazione, successivamente, per la musica del sassofonista afro-americano.


Tutto inizia con la frequentazione di un amico specificatamente sensibile al jazz e ai suoi eroi. Siamo negli anni sessanta e Ghidelli ci illustra come è avvenuta la sua iniziazione agli album di Coltrane, il suo progressivo approfondimento delle opere del genio di Hamlet, accompagnando la narrazione con particolari della sua esistenza personale e sociale. Così l’autore ricorda la sua esplorazione di un magazzino milanese in cui si trovavano novità ed edizioni economiche di capisaldi della discografia di ogni genere musicale, sotto la guida autorevole ed esperta di due signori di mezz’età titolari dell’esercizio. Si passa, poi, alla rilettura e alla riproposizione di appunti che Ghidelli vergava, da giovanissimo, alla fine dell’ascolto di ogni disco del suo artista preferito. Vengono riportati, inoltre, episodi curiosi, come la partecipazione ai cortei del movimento studentesco all’interno dei quali, in un registratore a cassette, entrava, in una sorta di compilation, esclusivamente qualche estratto dai dischi Atlantic o Impulse pubblicati dal tenorista, come compagni di viaggio preziosi in ogni situazione della vita. Vengono, quindi, menzionati i nomi dei locali più in voga per i jazzfan lombardi, in particolare il Capolinea, con tutto quello che significava il club in quell’epoca per i musicisti e per gli appassionati del Nord Italia.


Francamente, comunque, questa è la parte più debole dell’intero testo. Ghidelli, cioè, si dilunga in racconti abbastanza dettagliati di fatti individuali, di personaggi della sua città, della sua età, che sviano un po’ l’attenzione dall’oggetto della sua argomentazione. L’ipotesi, forse, è che la sua storia possa essere lo specchio di vicende consimili, vissute da coetanei nella stessa maniera in quel tempo cruciale. Non è detto che sia così e, in ogni modo, certe precisazioni, certe divagazioni, poco servono ad illuminare, a centrare il cuore del saggio, la filosofia di John Coltrane, appunto. Al massimo ci possono fornire informazioni su chi scrive, non altro.


Da questo punto in avanti vengono introdotti la biografia di Coltrane ed il suo excursus artistico. Ghidelli dimostra di essersi sufficientemente documentato sulla materia e analizza i vari passaggi secondo quattro categorie principali, sintetizzate dai verbi ascoltare-amare-trasformare-dissolvere. Da questo tipo di griglia interpretativa discendono considerazioni abbastanza pertinenti, ad esempio, allo scopo di spiegare le motivazioni a sostegno del genere di percorso seguito dal sassofonista dopo lo scioglimento del quartetto con Mc Coy Tyner-Jimmy Garrison ed Elvin Jones. Le ultime performances di Trane vengono inquadrate, in tal modo, in una sorta di aspirazione all’assoluto, nella volontà del musicista di far entrare nella sua proposta «la voce infinita di Dio e del suo infinito amore che tiene insieme il tutto». Il misticismo universale e l’ascetismo di Coltrane, d’altra parte, sono ben noti, tanto che negli Stati Uniti esistono chiese ispirate al culto di questo straordinario personaggio. Rifarsi a questi elementi spirituali, extra-artistici, in questo caso, non è, perciò fuorviante o azzardato.


L’ultimo capitolo contiene un’intervista a Claudio Fasoli e costituisce la parte migliore del libro. Il sassofonista veneto ordina i vari step della carriera artistica del tenorista americano, rivelando, dall’interno, i punti di forza di alcune incisioni, anche con il corredo di commenti tecnici chiari e non pedestri. In più ci si addentra sul discorso dei maestri del jazz che più lo hanno influenzato, tenendo conto che è sempre stata sua preoccupazione precipua quella di creare un proprio suono e un proprio stile musicale. Oltre a Coltrane sono citati Konitz e Shorter in prima fila. Fasoli confessa di non aver preso a modello l’ultimo Coltrane, quello di cd come Meditations o Expression. In questi album il sassofonista spinge troppo oltre la sua ricerca, secondo lui, arrivando ad un “espressionismo urtante e lacerante” tale da allontanare l’ex componente del Perigeo da questo pianeta, per virare su altri mondi possibili.


Sono molto intriganti, ancora, gli aneddoti o per meglio dire le annotazioni sul Coltrane uomo e musicista. Si va da come avesse potuto elaborare un metodo di studio in un’epoca avara di pubblicazioni ad hoc, ai possibili problemi di imboccatura, che riguardano, in certo modo, tutti i suonatori di sassofono. Un problema “terra terra”, a ben vedere, per un acclamato superman delle ance…. È sfiziosa, ancora, l’osservazione sui look impeccabili di Coltrane e soci durante i concerti. Fasoli si chiede, in soldoni, come facessero i musicisti degli anni sessanta a rimanere lindi e “tirati” in tour interminabili in cui letteralmente sudavano sette camicie in virtù dell’energia profusa senza risparmio, sul palcoscenico.


“La filosofia di John Coltrane”, lo si sarà intuito, non è fra i libri indispensabili sul musicista afro-americano. Può essere di agile e agevole consultazione per chi conosce in maniera relativa il grande sassofonista. Per i più scafati, invece, l’importanza del testo è racchiusa nell’intervento di Claudio Fasoli. Sono cinquanta pagine che, come si suol dire, giustificano l’acquisto dell’opera di Ghidelli.



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