Vijay Iyer: pianoforte
Linda May Han Oh: contrabbasso
Tyshawn Sorey; batteria
ECM Records – ECM 2692 – 2021
L’album contiene composizioni per la maggior parte di Iyer, di epoche differenti, oltre ad uno standard e ad un brano di Geri Allen. La musica del cd si espande fluida, ed è basata su temi dove si coglie qualche vago retaggio folk, all’interno di un discorso jazzistico complesso e iridescente. Non si può etichettare questa proposta, per comodità di definizione, come etno-jazz, insomma. C’è molto di più e di altro in “Unesay”. Si possono riconoscere tutta una serie di riferimenti alla letteratura del genere, da Ahmad Jamal ad Andrew Hill, fra gli altri, infatti, su una base modellata su un funky tirato, di grana fine, però.
Il pianista suona con una energia ragguardevole, ornando i motivi con fregi acconci, con un fraseggio stretto e disseminato di note. Tyshawn Sorey, da parte sua, raddoppia la potenza ritmica dell’organico con un drummin’ deflagrante, capace di occupare ampi spazi e di saturarli. La bassista Linda May Han Oh è meno in vista dei partners, ma si impone, allo stesso modo, per un accompagnamento dondolante, estremamente efficace, e per uscite solistiche caratterizzate da un tono discorsivo e poetico.
Fra i dieci brani, tutti piuttosto lunghi, si fa particolarmente apprezzare Children of Flint per la curva di livello della tensione che sale mano a mano più in alto, alimentata dalla propulsione di pianoforte e batteria, per poi scendere a precipizio in basso, fino alla chiusura in un’ oasi di calma, di pacificazione.
Vijay Iyer, con questa registrazione, procede nel percorso artistico scrivendo un altro capitolo significativo della sua storia, in virtù di una concezione egualitaria del trio, dove ogni membro porta il suo contributo alla pari degli altri, riallacciandosi, così, ai grandi maestri del passato, dal gruppo con Bill Evans-Scott Lafaro-Paul Motian in avanti. “Unesay”, in conclusione, non ha la forza innovativa, ad esempio, di “Far from Over”, cd pluri-premiato del 2017 inciso in sestetto, ma rappresenta, comunque, un tassello indicativo in una discografia dove la ripetizione è bandita per principio, a vantaggio di incontri e di progettualità ogni volta differenti.