Bigoni/Diodati/Arguelles/Delbecq – Weave4

Francesco Bigoni: sassofono tenore, clarinetto
Benoit Delbecq: pianoforte, bass station
Francesco Diodati: chitarra elettrica
Steve Arguelles: batteria, percussioni

Parco della Musica – 2023

 

 

 

 

 

“Weave4” è un disco inciso da due musicisti di larga esperienza e di consolidata consuetudine, come il tastierista francese Benoit Delbecq ed il percussionista inglese, ma residente oltralpe, Steve Arguelles a cui si sono aggiunti, per l’occasione, i più giovani, ma già affermati, non solo a livello nazionale, Francesco Diodati alla chitarra e Francesco Bigoni a sax tenore e clarinetto.

L’album è figlio di una residenza parigina del 2021 dei quattro co-leaders, da cui è scaturita, appunto, la scintilla per la realizzazione di quest’opera. Le dieci tracce sono composte da tutti i membri del quartetto con una prevalenza di Francesco Diodati sugli altri autori. La musica del cd ha, poi, una precisa impronta ritmica, sostenuta non solo dalla batteria, ma anche da pianoforte e chitarra, in certi casi, un andamento ipnotico, e possiede il carattere di un jazz da camera, ispessito dall’elettronica, sospeso e visionario. La proposta, inoltre, è sorretta da una logica stringente e da una notevole congruenza, verificabile in ogni momento della registrazione. Le parti improvvisate, infatti, sono posizionate all’interno di un percorso compositivo difficile da decifrare e da scindere dall’apporto fantasioso e costruttivo dei singoli. Si procede per passaggi successivi, seguendo, sovente, la pista tracciata dalle ance, con un continuo lavoro di supporto dell’intuizione motivica, con un disturbo creativo intessuto dalla bass station e dalla chitarra elettrica e una pulsazione ritmica regolare nella sua disuniformità suggerita dalle percussioni fantasmagoriche di Steve Arguelles. Il tutto funziona, però, senza perdere di leggibilità.

“Weave4” è un cd di jazz contemporaneo, intellettualmente ineccepibile, in ogni modo, ma non ostico da fruire, suonato benissimo, fra l’altro, anche se gli elementi del gruppo giocano di sottrazione più che per aggiungere abbellimenti, o preziosità individualistiche, ad una musica che decolla proprio in virtù dall’interazione propizia di 4 solisti in stato di particolare grazia.

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