Incontro di generazioni al Novara Jazz Fest 2026

Gianni Coscia Solo
Gianni Coscia: fisarmonica

Laura Jurd Quintet

Laura Jurd: tromba
Cori Smith: viola
Tara Cunnigham: chitarra elettrica
Ruth Goller: basso elettrico
Corrie Dick: batteria

Novara – 4.6.2026

Foto: Andrea Gaggero

Torna, da 22 anni, il Novara Jazz Festival, rendiamo qui conto di due soli concerti per il tutto, ci perdoneranno gli organizzatori. L’apertura del secondo fine settimana, giovedì 4 giugno, prevede due concerti di sicuro interesse in un cartellone che ci ha incuriosito, e deluso, per l’assenza di alcune proposte e la presenza di altre. Non abbiamo trovato il miglior jazz nordico, non ancora sterilizzato da Eicher, neppure bei nomi dell’avanguardia meno canonizzata del panorama di Chicago che avevano illuminato e quasi monopolizzato qualche edizione fa. Abbiamo invece trovato diverse proposte di giovani formazioni italiane e diverse altre di una musica meticciata con uno sguardo, più che legittimo, ad un pubblico giovane.

Un grande vecchio, per Gianni Coscia i prossimi saranno 96, ci ha deliziato alternando raffinati, delicati racconti, lampi di vita, alla testimonianza del suo amore vivo per la musica, per nulla affievolito. La scelta del salone d’onore del Tribunale di Novara ha aggiunto meraviglia a meraviglia: la sala settecentesca affrescata a cavallo tra ‘600 e ‘700 è parsa una scelta fortunatissima anche per la sua ottima acustica. Lo scorso ottobre Gianni Coscia ha inciso il suo primo disco in solitaria, La Violetera, per TUK Music, solo perché sollecitato, lui sostiene sgridato, da Paolo Fresu. Ben venga la sgridata, perché il disco è meraviglioso e questo concerto lo riprende con l’aggiunta, imperdibile, di racconti di vita ad inframmezzare e illuminare la musica. Primo amore dell’armonicista alessandrino l’orchestra di Kenton che, appena adolescente, tentò di emulare dedicandogli pure un tributo diventato la Sigla dei suoi concerti. «Delle orchestre mi piace il fatto che così la musica viene distribuita, ognuno ha la sua partitura, la sua musica, penso sempre alle orchestre, non ho mai pensato di tenermi la musica per me.» Tra i tanti momenti emozionanti scegliamo una magistrale versione di Laura (Raskin-Mercer). Il brano si apre con una lunga, placata e accordale introduzione, quasi un tema a sé, poi quando la melodia, celeberrima, arriva, viene eseguita in maniera obliqua con sottili alterazioni armonico melodiche e a metà brano la lirica ballad, diventa uno swing irresistibile con chiari riferimenti a Kramer e Piazzolla. Gianni Coscia, qui e in ogni momento del concerto, dimostra cosa voglia dire essere poeti in musica, “virtuosi senza virtuosismi”: ogni brano è un pezzetto palpitante di vita e di ricordi e anche in quelli più rapidi e virtuosistici, quando le mani non riescono a tener dietro al pensiero musicale, tutto funziona e la musica emerge cristallina. Nel disco citato, e ancor più in questo concerto, Coscia si guarda allo specchio e ritrova il padre, fisarmonicista dilettante, la moglie Laura, i figli e i suoi maestri: Gardel e soprattutto Gorni Kramer. Ci siamo chiesti da dove arrivi quel meraviglioso suono pastoso e scuro, come d’altri tempi, della sua fisarmonica, suono di trombe e tromboni, di organo e strumenti di paese. È il maestro a spiegarcelo in una bella intervista in rete: «Ho fatto fare una mascherina apposita per ottenere un suono pastoso, mio, personale. I fisarmonicisti di solito la tolgono per far squillare il suono.» Grazie Maestro, continua così!

La sera dello stesso 4 giugno, nel salone del palazzo di città, il brolo medioevale, attendiamo il quintetto della trombettista, compositrice e arrangiatrice inglese Laura Jurd. La scelta del salone, felice per il rimando ad una musica antica, si è rivelata infruttuosa per l’acustica non all’altezza della situazione che, seppur migliorata nel corso del concerto, non ha reso pienamente giustizia ad una formazione, assai preziosa, che fa anche degli equilibri timbrico-dinamici un elemento costitutivo. Il quintetto, pressoché sconosciuto in Italia, raccoglie alcune delle più interessanti ed innovative musiciste dell’attuale scena inglese: Laura Jurd, Tara Cunningham e Ruth Goller sono tre magnifiche, giovani, musiciste britanniche, con un’idea chiara di musica improvvisata di tradizione afroamericana oggi. Al trio va aggiunto Corrie Dick, meraviglioso batterista totalmente in sintonia con il gruppo e altro polo di un team ritmico armonico di rara intelligenza e originalità. Con una manciata di album a proprio nome e la collaborazione con i Dinosaur, Laura Jurd è oggi una musicista completa, con un talento compositivo non comune e una idea originale di musica improvvisata nel terzo millenio. Il concerto ripropone ampiamente i brani del recente Rites and Rituals, troviamo lì e qui un musica energetica, che mischia, con grande sapienza e coerenza, spazi e tempi distanti: convivono temi dal sapore folklorico con sonorità punk, noise e lo spiritual jazz post Coltraniano. La chitarra elettrica, con misurata elettronica, della bravissima Tara Cunnigham sostituise l’accordion di Martin Greene presente nel disco ed è un’altra gioia del concerto. La variazione, che nei tour sembra fortunatamente confermata, sposta l’equilibrio timbrico, improvvisativo e di fronte sonoro verso quell’avanguardia indefibile, perché frutto di tanti diversi percorsie commistioni, saldamente radicata nella scena del brit-rock e dell’Europa tutta. Tara Cunningham mette in gioco una tecnica originalissima, sul registro altissimo della chitarra, con un ripetuto uso di un trillo quasi mandolinistico, quando fa da controcanto e riempimento al tutto, emerge poi in soli originali, delicati, pensosi, lirici. Ruth Goller e Corrie Dick sono, in evidenza, sono un team ritmico di grande potenza, intesa e originalità. L’uso, non convenzionale in quest’ambito, del basso elettrico della Goller con un uso accordale sovente nella parte alta della tastiera, mette in evidenza il drumming, apparentemente grezzo, di Dick che si rivela elemento insostituibile. Tra i brani l’ipnotico, potente Praying Mantis con l’ostinato della Goller e un tema epico e dolente, dirge d’altri tempi. Con Offering compone quasi un dittico di rara bellezza e potenza, epico come uscito da una Liberation Orchestra elettrica. Meno pregnante ci è parsa la viola di Cori Smith seppur indispensabile per restituire, soprattutto nel disco con il supporto dell’accordion, l’importante ruolo che ha in questo progetto la memoria e richiami ad epoche altre. Raffinatissima la scelta di St. James Infirmary: qui i diversi tempi e luoghi si uniscono in una musica coesa, originale di rara potenza ed evocatività. Un concetto che la stessa Laura Jurd esplicita sulla sua pagina bandcamp: «Voglio che le persone sentano qualcosa di primordiale, come quando le vecchie melodie folk riescono a toccare qualcosa di innato in noi..Ed è questo che mi appassiona: la musica che ti emoziona profondamente, emotivamente, perfino fisicamente.»

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