Fausto Ferraiuolo: pianoforte
Gabriele Mirabassi: clarinetto
Dodicilune Dischi – ED625 – 2026
Un divertissement colto e maturo, pensato per suscitare questioni e condividere le possibili risposte: questa la caratteristica evidenziata da alcuni dei titoli dei brani – Domande che non mi piacerebbe ricevere, Domande a un miliardario, Domande a me stesso, Domande che non otterranno risposta – e, per esteso, la cifra che scorre in tutto il disco. Se l’impianto sonoro ha una prospettiva del tutto cameristica, il senso dell’improvvisazione, l’essenzialità delle frasi, la capacità di cogliere l’estro del momento e, soprattutto, l’attitudine trasversale sempre pronta a superare i confini tra i generi permettono di confezionare un lavoro compiuto e ricco di sfaccettature, animato da un’attenta scelta di riferimenti e richiami, disposti in maniera raffinata ed efficace. I nove brani del disco, firmati da Fausto Ferraiuolo con l’idea di disegnare percorsi inattesi, diventano naturalmente il terreno per il dialogo tra i due musicisti, un gioco di rincorse ed equilibrismi: il rigore, le conoscenze, lo stile e la voce che Ferraiuolo e Mirabassi hanno acquisito e sviluppato nel loro percorso musicale danno vivacità ai singoli passaggi e colorano il flusso sonoro nel suo complesso. Un filo logico che va a raccogliere anche stimoli dall’arte figurativa – un’opera di Oswald Tschirtner, uno degli esponenti dell’Art Brut, compare sulla copertina – e viene ben evidenziato dalle parole con cui lo stesso pianista descrive il senso del lavoro, vale a dire il significato di quello che resta al termine delle varie sottrazioni, la disobbedienza come possibilità di aprire nuove strade, la spontaneità come necessità espressiva: «una libertà che non è dichiarazione, ma esperienza; non è gesto eclatante, ma pratica continua di ascolto, deviazione e trasformazione».
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