Da giovedì 12 a domenica 15 novembre a Forlì, negli spazi del nuovo Auditorium Conad-Città di Forlì, della Sala Sangiorgi presso la Fondazione Masini e dell’ex Asilo Santarelli, torna Forlì Open Music 2026, il festival organizzato dall’associazione Area Sismicanell’ambito delle rassegne Musiche Extra-Ordinarie e Musica Inaudita. Quattro giornate dedicate ai linguaggi musicali del presente, tra musica contemporanea, jazz, improvvisazione ed elettronica, con artisti di rilievo internazionale e progetti che mettono in relazione pratiche e percorsi di ricerca differenti.
Anche per questa edizione, la programmazione attraversa mondi sonori diversi, dalla scrittura alla creazione estemporanea, dalla ricerca timbrica alla costruzione collettiva del suono, e mette in relazione composizione contemporanea, improvvisazione radicale, jazz e sperimentazione elettronica, confermando la vocazione di Forlì Open Music a esplorare la musica senza separarla in categorie, ma seguendo le traiettorie che collegano esperienze e linguaggi diversi. Tra i protagonisti dell’edizione 2026 figurano Ars Ludi, Sidera Sax Quartet, insieme ai progetti brasiliani dei Goat Unity e dei Sao Paulo Underground, in residenza ad Area Sismica, con una prima mondiale e con la guest star Victor Vieira-Branco. Completano il programma il pianista Fabrizio Ottaviucci, il trio di Walter Prati, Gianni Trovalusci, Giancarlo Schiaffini insieme a Frances-Marie Uitti, il Rempis/Adasiewicz/Corsano Trio, il Darius Jones Trio e The Messthetics – la cui sezione ritmica è composta interamente da due storici membri dei Fugazi, Joe Lally e Brendan Canty – con James Brandon Lewis.
Accanto ai concerti, masterclass, laboratori e incontri di approfondimento coinvolgono studenti e pubblico in un percorso di ascolto che non si limita alla presentazione delle opere, ma ne esplora i processi creativi e le idee. In questa prospettiva si inseriscono la masterclass di Pino Saulo dedicata al ruolo della ripetizione nell’ascolto musicale e alle sue relazioni con la percezione e gli stati di coscienza, il laboratorio sulla musica di Franco Evangelisti condotto da Walter Prati, Gianni Trovalusci e Giancarlo Schiaffini, con a seguire il Concerto “In C” di Terry Riley affidato agli studenti del Liceo Musicale Canova e dell’Istituto Musicale Masini sotto la supervisione di Antonio Caggiano, e la conferenza di Valerio Corzani dedicata alle copertine che hanno segnato la storia del jazz.
La particolare attenzione riservata alle nuove generazioni, non passa solo attraverso le occasioni di formazione e confronto con musicisti di primo piano, ma anche favorendone la partecipazione ai concerti. Per questo, Forlì Open Music riserva a tutti gli studenti un biglietto simbolico al costo di 1 euro, acquistabile direttamente alla porta, con l’obiettivo di rendere la musica di ricerca sempre più accessibile e di offrire ai giovani musicisti l’opportunità di confrontarsi dal vivo con esperienze artistiche e percorsi espressivi differenti.
Si parte giovedì 12 novembre presso la Sala Sangiorgi della Fondazione Masini, con “Ripetizioni, inciampi, incanti” la masterclass di Pino Saulo, autore, produttore e giornalista radiofonico, figura fondamentale della programmazione jazz di Rai Radio 3, che per oltre vent’anni ha condotto Battiti, storico programma notturno di Radio3, da lui stesso ideato. Saulo propone un percorso di ascolto dedicato al ruolo della ripetizione nella musica e alle trasformazioni che questa produce nella percezione del suono. Attraverso musiche di epoche diverse e provenienti da culture e ambiti differenti, l’incontro esplora il rapporto tra reiterazione e stati di coscienza, tra ostinazione e abbandono, soffermandosi su come un gesto musicale che ritorna possa generare nuove possibilità di ascolto. Minime variazioni, scarti e interruzioni diventano così occasioni per mettere in discussione ciò che si crede di conoscere e per scoprire, nella ripetizione, differenze e significati inattesi.
Venerdì 13 novembre, nell’ambito del progetto “Note di scuola” e in collaborazione con Dai De Jazz, Walter Prati, Gianni Trovalusci e Giancarlo Schiaffini conducono il laboratorio “Franco Evangelisti, il suono diventa pensiero”, dedicato al compositore romano, pioniere della musica elettronica e della sperimentazione musicale dagli anni Cinquanta in poi. L’incontro prevede una prima parte di approfondimento, con l’ausilio di documenti audio e video, e una seconda fase in cui gli studenti saranno coinvolti in azioni di improvvisazione senza l’impiego di strumenti musicali tradizionali. Un’occasione per avvicinarsi al pensiero e alle pratiche di ricerca di Evangelisti, che con il gruppo Nuova Consonanza ha contribuito a esplorare nuove possibilità per la musica d’insieme e l’improvvisazione.
A seguire, gli studenti del Liceo Musicale Canova e dell’Istituto Musicale Masini saranno protagonisti dell’esecuzione del concerto “In C” di Terry Riley, sotto la supervisione di Antonio Caggiano, percussionista, fondatore dell’ensemble Ars Ludi e membro dell’Accademia Musicale Chigiana di Siena. Composta nel 1964, l’opera è un riferimento fondamentale del minimalismo musicale che coinvolge gli studenti in un’esperienza di esecuzione collettiva basata su ascolto, ripetizione, interazione e libertà interpretativa. Il lavoro laboratoriale riunisce gli studenti in un unico ensemble e culminerà nell’esecuzione pubblica dell’opera.
Sabato 14 novembre, alle ore 16, negli spazi dell’ex Asilo Santarelli, sempre nell’ambito del progetto “Note di scuola”, in collaborazione con Dai De Jazz, si svolgerà la conferenza a cura di Valerio Corzani, “Jazzcover: 10 memorabili copertine”. Giornalista e autore, Corzani guiderà il pubblico alla scoperta di dieci copertine di album entrate nella storia del jazz, raccontando le immagini che hanno accompagnato musiche altrettanto significative. Un percorso tra grafica e musica per osservare come le copertine contribuiscano all’identità di un disco e al modo in cui viene ricordato. Al termine dell’incontro, la programmazione di Forlì Open Music proseguirà con i concerti della serata.
Alle 21 ci si sposta al nuovo Auditorium Conad Città di Forlì, per il primo dei concerti in programma. Con Minimalismo90°, l’ensemble di percussioni Ars Ludi attraversa alcune tappe fondamentali della musica minimalista americana, con opere di tre dei suoi protagonisti storici: Philip Glass, Steve Reich e Terry Riley. A oltre cinquant’anni dalla nascita di questo linguaggio, le loro composizioni continuano a interrogare l’ascolto attraverso la ripetizione, la pulsazione e la trasformazione graduale del suono. Il programma accosta a questo percorso Attica di Frederic Rzewski, figura centrale dell’avanguardia musicale, introducendo una forte dimensione civile e politica. Ispirata alla rivolta del carcere di Attica del 1971, la composizione intreccia la parte strumentale con materiali vocali registrati. Ad aprire il concerto è Opening di Glass, in cui brevi cellule melodiche si ripetono e si trasformano progressivamente; con Tread on the Trail, Riley sviluppa invece un fraseggio libero, influenzato dal jazz. Chiude Drumming Part 1 di Reich, dove la sovrapposizione e i graduali spostamenti di brevi sequenze ritmiche danno vita a una struttura in continuo mutamento. L’esecuzione di Ars Ludi, con la particolare fisicità delle percussioni e un uso semplice ed essenziale dell’elettronica, restituisce queste opere in una dimensione sonora contemporanea, diretta e coinvolgente. Fondato nel 1987 da Antonio Caggiano e Gianluca Ruggeri, ai quali si è aggiunto Rodolfo Rossi nel 1989, Ars Ludi è un ensemble italiano specializzato nel repertorio contemporaneo per percussioni, con un’attività internazionale che spazia dalla musica strumentale al teatro musicale e ai progetti multimediali. Nel 2022 il gruppo ha ricevuto il Leone d’Argento della Biennale Musica di Venezia. A Forlì, accanto ai tre fondatori, sarà presente il percussionista Davide Fabrizio.
Dalle percussioni ai sax, la serata prosegue con i Sidera Sax Quartet, formazione composta da Gianpaolo Antongirolami al sax soprano, Michele Selva al sax alto, Alberto Cavallaro al sax tenore e Michele Bianchini al sax baritono. Nato nel 2020 con l’obiettivo di portare il sassofono oltre i confini del repertorio tradizionale, esplorandone le possibilità timbriche ed espressive attraverso la musica contemporanea e sperimentale, il quartetto si è esibito in importanti festival e stagioni concertistiche in Italia e all’estero. Il suo lavoro si concentra sul repertorio per quattro sassofoni, dalla modernità storica alle composizioni più recenti, comprese quelle che integrano l’elettronica. A testimonianza del rapporto diretto con la nuova scrittura musicale, diversi compositori hanno dedicato al gruppo opere originali, tra cui Salvatore Sciarrino, con Quadrangoli d’autunno, e Carmine Emanuele Cella, con Improvviso Statico III, per quartetto di sassofoni e percussioni aumentate. Nel 2022 il Sidera Saxophone Quartet ha pubblicato Koinè – Musica contemporanea italiana per quartetto di saxofoni, disco che raccoglie opere in prima registrazione assoluta di Francesco Antonioni, Sylvano Bussotti, Luigi Ceccarelli, Roberto Doati, Stefano Scodanibbio e Alessandro Solbiati. Il lavoro ha ottenuto lusinghieri riconoscimenti dalla critica specialistica, entrando tra le selezioni discografiche dell’anno di Alias-Il Manifesto, Blow Up e Percorsi musicali.
A seguire dal Brasile, Goat Unity, il progetto del musicista, produttore e artista brasiliano Guilherme Granado, figura della scena sperimentale di San Paolo. Attivo in formazioni come Hurtmold e Sao Paulo Underground (in programma dopo i Goat Unity), quest’ultima condivisa con il percussionista Mauricio Takara e il cornettista statunitense Rob Mazurek, Granado porta avanti da anni una ricerca personale che attraversa elettronica, improvvisazione e musica d’avanguardia. Con Ghost Parades, album pubblicato nel 2025 da Keroxen, in collaborazione con Discrepant, questa ricerca prende forma in un paesaggio sonoro in cui dub, hip hop, jazz cosmico e suggestioni del tropicalismo brasiliano convivono senza confini rigidi. I loop elettronici si intrecciano con strumenti acustici, bassi avvolgenti e voci trattate, in una musica che alterna pulsazioni ritmiche e aperture improvvisative, rendendo spesso indistinguibile ciò che nasce dal campionamento da ciò che viene suonato dal vivo. Per la prima europea del progetto, Granado si presenta a Forlì con una formazione che include i due collaboratori di lunga data, il musicista svizzero-brasiliano Thomas Rohrer, alla rabeca e al sax, e il poeta e performer brasiliano Rodrigo Brandao, alla voce e all’elettronica, insieme al maestro delle percussioni Fabio Freire. Ma potrebbero esserci ospiti a sorpresa, grazie all’ormai leggendario approccio orientato alla comunità di Granado. Il concerto metterà, così, in relazione le trame digitali di Granado con strumenti e interventi vocali, in un intreccio aperto tra groove, sperimentazione e improvvisazione.
La serata si chiude con i Sao Paulo Underground che festeggiano il traguardo di vent’anni di ricerca sonora con la stessa curiosità degli esordi. Il progetto nasce a San Paolo nel 2005 per iniziativa di Rob Mazurek e Mauricio Takara, e pochi mesi dopo arriva il debutto dal vivo a Palma di Maiorca, seguito dal primo disco per l’etichetta paulista Submarine Records. Con l’ingresso di Guilherme Granado la formazione trova la sua forma definitiva di trio, e il suo linguaggio prende corpo: ritmi della tradizione brasiliana, elettronica sperimentale e improvvisazione si intrecciano in un universo sonoro avvolgente, in continua trasformazione. In due decenni di attività la band ha portato la sua musica nei principali festival e nelle istituzioni culturali di Europa, Americhe e Asia, costruendo una discografia molto apprezzata dalla critica che ne ha fatto un riferimento della musica creativa contemporanea. Tra i lavori più recenti c’è “Ping Pong”, opera audiovisiva commissionata dal Jazzfest Berlin, in cui la ricerca del trio esce dai confini del concerto per incontrare immagini in movimento e performance interdisciplinare. Al Forlì Open Music i Sao Paulo Underground, insieme al vibrafonista, compositore e improvvisatore Victor Vieira-Branco, sono Artisti in Residenza, e in questa serata presenteranno in prima assoluta quello che hanno sviluppato durante questa residenza. Ogni loro performance, d’altronde, è pensata come un evento irripetibile, in cui composizione, improvvisazione, elettronica e intesa collettiva si fondono per aprire paesaggi sonori inediti.
Domenica 15 novembre, sempre al nuovo Auditorium Conad Città di Forlì, i concerti si aprono alle 17.30, con Fabrizio Ottaviucci tra i più autorevoli interpreti italiani della musica contemporanea, che negli anni ha sviluppato un percorso artistico che intreccia rigore esecutivo, ricerca e improvvisazione. Particolarmente legato all’opera di Giacinto Scelsi, di cui ha approfondito il repertorio pianistico direttamente con il compositore, è interprete di riferimento anche per le musiche di John Cage, Karlheinz Stockhausen, Alvin Curran e Terry Riley, con il quale ha collaborato alla realizzazione di nuove versioni di alcune composizioni per pianoforte. Nel corso della sua carriera si è esibito in Europa, America e Asia, collaborando con importanti protagonisti della scena musicale internazionale tra cui Markus Stockhausen, Stefano Scodanibbio, Rohan de Saram, Mike Svoboda, Mario Caroli, Francesco Dillon e Daniele Roccato, e lavorando inoltre con la Socìetas Raffaello Sanzio. La sua ricerca si concentra sulle potenzialità del suono, sul silenzio e sulla risonanza, dando vita a un linguaggio essenziale e intenso, capace di avvicinare il pubblico anche ai territori più sperimentali della musica contemporanea.
A seguire, quattro protagonisti della musica contemporanea e della sperimentazione sonora in un progetto che mette in dialogo improvvisazione, ricerca strumentale ed elettronica. Sono il celebre ensemble italiano dedito alla musica d’improvvisazione radicale formato da Walter Prati alle elettroniche, Gianni Trovalusci ai flauti e Giancarlo Schiaffini al trombone, qui insieme alla violoncellista Frances-Marie Uitti. Walter Prati, compositore, violoncellista e performer elettronico, ha presentato i suoi lavori in istituzioni e festival internazionali, tra cui il Teatro alla Scala e l’Akademie der Künste di Berlino, e ha pubblicato per etichette come Ricordi, BMG Ariola e ECM. Gianni Trovalusci, flautista e interprete versatile tra musica scritta e improvvisazione, ha collaborato con artisti come Roscoe Mitchell e Hamid Drake e Giorgio Battistelli ed è stato solista con la BBC Scottish Symphony Orchestra e la Roscoe Mitchell Orchestra. Fisico di formazione, trombonista, tubista e compositore, Giancarlo Schiaffini è stato fin dagli anni Sessanta tra i pionieri del free jazz in Italia; già membro del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza e dell’Italian Instabile Orchestra, ha collaborato con artisti del calibro di John Cage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi e si è esibito in sedi come la Scala, l’IRCAM e Donaueschingen. Completa il quartetto la statunitense Frances-Marie Uitti, violoncellista e compositrice di fama internazionale che ha rivoluzionato le possibilità espressive del proprio strumento ideando una tecnica basata sull’uso simultaneo di due archetti, capace di trasformare il violoncello in uno strumento polifonico, oltre ad aver sviluppato risuonatori acustici e strumenti sperimentali, tra cui un violoncello senza corde dotato di sensori. Le sue innovazioni hanno ispirato compositori del calibro di Giacinto Scelsi, Luigi Nono, John Cage, Gyorgy Kurtág e Jonathan Harvey, che hanno scritto opere per lei.
Subito dopo, dagli Stati Uniti arriva un super trio formato da Dave Rempis al sax, Jason Adasiewicz al vibrafono e Chris Corsano alla batteria, tre protagonisti della scena improvvisativa internazionale, capaci di intrecciare linguaggi ed esperienze in una musica collettiva, libera e in continua evoluzione. Il progetto nasce a Chicago nel settembre 2024, durante una residenza settimanale all’Hungry Brain, e si consolida con una serie di concerti tra Chicago e Milwaukee, fino alla pubblicazione dell’album d’esordio Dial Up, uscito nel dicembre 2025 per Aerophonic Records, etichetta fondata dallo stesso Rempis. Sassofonista dalla spiccata vocazione sperimentale, Rempis è una figura centrale della scena improvvisativa di Chicago; Adasiewicz, tra i più originali interpreti contemporanei del vibrafono, porta nel trio una ricerca timbrica che amplia le possibilità espressive dello strumento. Corsano, batterista noto per il suo approccio radicale e per le collaborazioni in ambiti che spaziano dall’improvvisazione libera al rock sperimentale, ha lavorato, tra gli altri, con il sassofonista Paul Flaherty e il chitarrista Thurston Moore. A caratterizzare il trio è un’intesa che mette al centro l’ascolto reciproco e lo sviluppo spontaneo del suono, senza lasciare che il virtuosismo individuale prevalga sulla costruzione collettiva.
Per il penultimo appuntamento, dalla scena newyorkese del jazz d’avanguardia arriva il trio guidato dal sassofonista contralto Darius Jones, affiancato da Chris Lightcap al contrabbasso e Gerald Cleaver alla batteria, due musicisti di primo piano con cui ha sviluppato nel tempo un’intesa profonda. La musica di Jones alterna esplosioni sonore di grande intensità a passaggi intimi e malinconici, in un linguaggio personale che trasforma il sassofono in uno strumento capace di esprimere tensione, fragilità e ricerca interiore. Al centro del suo percorso si trova Man’ish Boy, ambizioso ciclo discografico articolato in nove album, attraverso il quale l’artista affronta temi come le difficoltà di salute mentale degli uomini neri e il lavoro necessario per superare i traumi. Il settimo capitolo, Legend of e’Boi (The Hypervigilant Eye), pubblicato nel 2024, ne rappresenta una delle tappe più significative, accostando riletture radicali della tradizione afroamericana, come il canto carcerario No More My Lord, a momenti di più raccolta introspezione. Sassofonista e compositore dalla spiccata vocazione collaborativa, Jones ha lavorato con artisti del calibro di Marc Ribot e Matana Roberts e ha registrato diversi album con il pianista Matthew Shipp. Nel trio con Lightcap e Cleaver, le sue composizioni diventano materia di un dialogo serrato, in cui contrabbasso e batteria non si limitano ad accompagnare, ma contribuiscono a sostenere e amplificare la forza narrativa della sua musica.
A chiudere Forlì Open Music 2026, un incontro esplosivo tra post-punk, hardcore e jazz d’avanguardia, con una formazione che riunisce alcune figure di culto della scena musicale indipendente statunitense, The Messthetics and James Brandon Lewis. The Messtheticsnascono dall’incontro tra il chitarrista Anthony Pirog e due protagonisti della storica band hardcore di Washington D.C. Fugazi, il bassista Joe Lally, cofondatore del gruppo insieme a Ian MacKaye nel 1987, e il batterista Brendan Canty. Una sezione ritmica che ha contribuito a definire il suono di una delle formazioni più influenti della musica indipendente, qui al servizio di un progetto che spinge il linguaggio strumentale verso territori inediti. Al trio si unisce il sassofonista tenore James Brandon Lewis, tra i musicisti più apprezzati del jazz contemporaneo, capace di coniugare la forza espressiva del free jazz con una sensibilità melodica e una fisicità che guardano anche al rock. Il risultato è una musica ad alta tensione, in cui le geometrie taglienti del post-punk incontrano la libertà improvvisativa di maestri come Pharoah Sanders e Sonny Sharrock, senza rinunciare all’impatto viscerale di gruppi come MC5 e The Stooges. Una ricerca che trova piena espressione in Deface the Currency, secondo album realizzato insieme da The Messthetics e Lewis, in cui chitarra e sassofono si confrontano con una base ritmica incalzante, tra riff abrasivi, improvvise aperture melodiche e accelerazioni dirompenti. Un finale di rassegna che mette in connessione la storia della musica indipendente americana con le traiettorie più vitali della sperimentazione contemporanea.
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