Anais Drago “Minotauri” @ Gezmataz 2026

Anais Drago, violino, elettronica

Genova, Palazzo Ducale – 12.9.2026

Foto: Gianni Montano

Dopo l’edizione estiva, “Gezmataz” riprende la programmazione con alcune date nel mese di settembre, con sede la magnifica sala del minor consiglio del Palazzo Ducale di Genova. All’isanterno di questa rassegna si esibisce, in completa solitudine, la trentenne violinista piemontese Anais Drago, già nota per la sua curiosità nell’affrontare nuove avventure, in compagnia di giovani talenti, per lo più della scena musicale nostrana, per non parlare delle sue esperienze nel teatro-canzone, con Neri Marcorè, ad esempio.

La pratica del violino solo ha diversi maestri nel jazz moderno e contemporaneo. Basti pensare a Leroy Jenkins, a Mark Feldman, o a Dominique Pifarely, per fare tre nomi eccellenti, che hanno registrato dischi senza la presenza di eventuali partners.

La Drago affronta con coraggio questo tipo di sfida, forte di un album inciso nel 2021, appunto intitolato “Solitudo”, che custodisce fra le varie tracce il brano Minotauros e da tutta una serie di concerti successivi che hanno fatto evolvere, se non trasfigurare le caratteristiche di questo progetto. Si è conservato, però, l’assunto di partenza, cioè, l’omaggio al mito greco, visto da una prospettiva inconsueta, come la ricerca tenace di una via di fuga dal labirinto dell’isolamento individuale.

La musicista inizia con note lunghe, trattenute, usando sapientemente l’archetto. Piano piano il ritmo cresce, le note si intersecano, si moltiplicano. Nello stesso tempo si affacciano e prendono corpo melodie, prima appena abbozzate, che si espandono lentamente, per poi venire troncate, fra salti di registro e improvvise sospensioni al seguito. Anais è una virtuosa, padroneggia tecnicamente il suo strumento, infatti, e in più si serve dell’elettronica per creare riff o bordoni, su cui elaborare interventi tesi ad ampliare il quadro espressivo, a dirigere la musica altrove per ritornare , dopo la circumnavigazione, al punto di partenza. In certe sequenze la Drago raddoppia con la voce il fraseggio del violino, con riusciti effetti simil-orchestrali, fra echi, riverberi e passaggi minimalisti.

L’esibizione si dipana, così, per circa un’ora, che scorre veloce, per la capacità della musicista biellese di tenere la scena, illustrando, via via, I capitoli del suo concept-concert, se in tal modo si può definire, confermando doti non comuni di compositrice e di improvvisatrice, illuminate, chiaramente, da una tecnica cristallina.

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