Stefano Bagnoli - Rimbaud PDF Stampa E-mail
Scritto da Sergio Spada   
Mercoledì 28 Marzo 2018 00:00


Stefano Bagnoli - Rimbaud

Tuk Music - 2018

Stefano Bagnoli: batteria, piano, vibrafono, contrabbasso, tastiere, percussioni, effetti

Stefano Bagnoli è uno dei più apprezzati batteristi italiani in circolazione, ma questa semplice definizione risulta, mai come in questa occasione, alquanto riduttiva. Intanto, dietro ad un musicista si rivela un mondo fatto di studi, crescite, apprendimento, insegnamento, collaborazioni ed esperienze più svariate. E il semplice ruolo di batterista (che poi semplice non è) non rivela che la punta di un iceberg, a volte. Bagnoli suona magnificamente, ad esempio, nel Devil Quartet di Paolo Fresu ma, allo stesso tempo e per la stessa etichetta del trombettista sardo (Tuk Music), propone un emozionante, moderno, sofferto, originale lavoro che lo accosta ad uno dei grandi poeti dell'800: Arthur Rimbaud, poeta maledetto per definizione, ma anche tante altre cose. E come Mario Martone al cinema ci ha fatto scoprire cose di Giacomo Leopardi che forse non sapevamo, come Roberto Vecchioni cercò di raccontare in versi (magnifici) la breve e sofferta vita di Rimbaud in una sua canzone degli anni 70, così Bagnoli si cimenta in una prova che deve averlo impegnato tanto, non solo dal punto di vista fisico, quanto soprattutto mentale, emotivo. Raccontare Rimbaud attraverso musica totalmente suonata da lui (polistrumentista eccellente, permettetemi di asserire) con diversi strumenti ed un concetto di percussione e ritmo davvero moderno ed a tratti spiazzante. Sempre diverso, eppure legati uno all'altro in consecuzione in maniera magica, con momenti di assolo molto belli alle percussioni, alla batteria, al contrabbasso, con sovra incisioni sapienti tese a creare un suono assolutamente evocativo. Come Mike Oldfield evocava a sua volta immagini in un lavoro epocale come Tubular Bells, Bagnoli richiama la poesia e non solo, anche l'inquietudine, l'entusiasmo, l'attaccamento alla vita, la sofferenza, il profondo e lacerante lirismo, oltre che la vena moderna e anticipatrice di altri tempi, insomma tutto ciò che probabilmente animò i soli trentasette anni della vita del poeta.

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